Cent’anni fa la tragedia di Vencò moglie e marito trucidati in casa

IL RICORDO
Le cronache dell’epoca ignorarono quella tragedia. Quasi fosse scomoda, fuori posto, non meritevole di attenzione. Ma un paese minuscolo come Vencò rimase scosso, sbigottito, senza parole di fronte a quella furia cieca.
I titolari (moglie e marito) dell’osteria del “Kuff” vennero barbaramente trucidati in casa. Per anni, il figlio (testimone oculare del doppio omicidio) tenne nel cassetto quella che era diventata una ricostruzione, scritta “con amore e dolore”, dell’accaduto. Poi, «spinto dal sentimento affettivo di figlio, non da orgoglio né tanto meno da astio, mi decisi a pubblicare la triste storia da me vissuta perché sia monito e condanna ai futuri per il ripetersi di fatti simili». La famiglia chiede, nonostante siano passati cent’anni, di tenere i nomi riservati sia della coppia selvaggiamente uccisa, sia degli assassini.
Era il 1919. E a Vencò si stavano ricostruendo i due punti distrutti sul torrente Recca. Venne impiegato un distaccamento di militari del genio pontieri che si stabilì in zona per tutta la durata dei lavori. Da rammentare anche che molti disoccupati avevano trovato lavoro nel Genio militare che aveva, pertanto, anche personale civile.
«Durante il tempo libero e specialmente alla sera - si legge nel libro “I miei genitori trucidati così...” - frequentavano spesso l’osteria del Kuff poiché il prezzo del vino era modico e il locale era il più vicino alla baracca dove alloggiavano». Fra gli avventori, c’erano quelli che vengono descritti come «due tipi loschi». Lì per lì, rimasero isolati «anche per la loro incapacità di comunicare con gli altri». Poi, furbescamente, si guadagnarono la fiducia dei titolari ma fu soltanto una parentesi illusoria perché la situazione precipitò. Inesorabilmente.
I due, lontano dal locale, aggredirono un avventore («Lo percossero violentemente con un randello fino a fargli perdere i sensi») e, successivamente, cercarono di irrompere nel locale che, a quell’ora tarda, era chiuso. Solo il passaggio dei carabinieri, fece sì che i due se la dessero a gambe.
Si arriva al 3 maggio 1919. E i due delinquenti, con l’aiuto di un terzo, mettono in atto il loro disegno criminale. Entrano in casa, camminando scalzi e evitando il minimo rumore, con l’obiettivo di rubare. «Era l’una di notte. Immersi in un sonno tranquillo e profondo, ignari del pericolo sovrastante, stava quel sonno per diventare un sonno più profondo: quello della morte».
Prima viene ucciso il padrone di casa («Esanime sul pavimento, con gli occhi sbarrati, immobile»), poi sua moglie. Il tutto davanti agli occhi del figlioletto.
I due delinquenti vennero «fucilati alla schiena all’alba di un mattino sul greto del torrente Torre», il complice fu condannato all’ergastolo. Ma in pochi vennero a conoscenza di quella immane tragedia. Fu censura? —
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