Centro pneumologico in città I pazienti assistiti vicino casa

C’è un segmento mancante tra la degenza ospedaliera e il post-acuzie riguardante il trattamento delle malattie respiratorie: è la presa in carico dei pazienti a livello territoriale. Un’esigenza che, in prospettiva dell’istituzione dell’Azienda sanitaria organizzata su area giuliano-isontina, sarà declinata attraverso l’avvio del Centro pneumologico territoriale a Monfalcone. Significa potenziare l’attività di rete, offrendo un’alternativa al ricovero. Significa anche fare sistema tra San Polo, San Giovanni di Dio, Cattinara e Maggiore. Insomma, la gestione dei pazienti inizia dall’accesso in ospedale, comprendendo i trasferimenti verso le specializzazioni a carico delle strutture sanitarie, e prosegue in continuum sul territorio.
Il progetto, mutuando il modello del Centro cardiovascolare di Trieste, prevede supporti dall’attività ospedaliera e dalla Medicina generale per stabilire un collegamento e fornire servizi adeguati e tarati sul post-degenza. Un percorso che si traduce quindi in visite e riabilitazioni ambulatoriali, consultazioni con i medici di Medicina generale, assistenza domiciliare con personale dedicato, collaborazione con i medici di base e i Distretti, fino ad arrivare a progetti di comunità, attraverso figure professionali, fisioterapisti e operatori assistenziali, impegnati in un’attività di quartiere.
Il Centro pneumologico territoriale farà dunque base al San Polo. La paternità dell’iniziativa è ascritta al professor Marco Confalonieri, direttore della Struttura complessa di Pneumologia degli Ospedali riuniti di Trieste, e al dottor Roberto Trevisan, responsabile della Struttura dipartimentale di Pneumologia Monfalcone-Gorizia. Il progetto è stato presentato ieri mattina all’auditorium dell’ospedale cittadino, in occasione del meeting incentrato sulle malattie broncopolmonari croniche e sull’importanza di un approccio integrato.
Le patologie respiratorie, ha spiegato il dottor Trevisan, rientrano tra le principali cause di mortalità e di disabilità, inserite nel piano delle cronicità del Ministero della salute. «Su questo settore l’azione in campo non è ancora sufficiente», ha osservato.
In particolare, la broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco) è ritenuta la quarta causa di decesso, proiettata verso il terzo livello di causalità. In termini numerici si parla di 30-35 mila pazienti interessati per l’area giuliano-isontina. C’è un ulteriore aspetto, fatto presente dal professor Confalonieri: «Attualmente Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari, ndr) considera inappropriato il ricovero ospedaliero per la broncopneumopatia cronica ostruttiva non complicata e questa tipologia nel nostro territorio è molto alta». Le patologie respiratorie sono legate al fumo di sigaretta, all’esposizione professionale, all’inquinamento atmosferico e all’invecchiamento della popolazione, ha continuato il professore, che ha aggiunto: «È evidente che l’esposizione all’amianto ha inciso molto in queste zone non solo per le malattie della pleura, ma anche del polmone perché rappresenta un fattore aggravante. Tuttavia, non va dimenticata la portata di tutte le altre patologie respiratorie». Patologie in aumento: nell’area isontino-giuliana è coinvolto circa il 20% dei soggetti ultracinquantenni. La mortalità è pari al 6,7% nella provincia goriziana e al 7,6% nel territorio triestino. Trevisan ha argomentato: «Per la broncopneumopatia cronica ostruttiva si ricovera di meno, ma la mortalità aumenta, così come i ricoveri dovuti alle riacutizzazioni entro i primi 30 giorni dalle dimissioni. Vuol dire che mancano adeguati sistemi di controllo della malattia, manca una presa in carico intermedia tra la Medicina generale e l’ospedale per acuti». La «cerniera» è la rete territoriale. «La nuova Azienda sanitaria – ha continuato Trevisan – rappresenta una chance per costruire il Centro pneumologico e dare realmente realizzazione al modello Hub e Spoke, con gli ospedali connessi tra loro e con il territorio, nonchè tra l’Isontino e l’area triestina». Un modello che si traduce in minori costi e appropriatezza nell’utilizzo delle strutture sanitarie. Confalonieri lo ha riassunto in poche parole: «Mettere assieme i territori per dare risposte ai pazienti vicino casa».
Tra i relatori al meeting è intervenuto il dottor Robert Vassallo, della Mayo Clinic di Rochester (Minnesota, Usa), di livello mondiale, che ha trattato il tema “Le malattie polmonari fumo correlate”.—
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