Cherso, la siccità rovina l’annata dell’olio di oliva

La qualità resta alta ma il raccolto si è fermato a 120 tonnellate, dalle quali sono stati ricavati 20mila litri di extravergine: nel 2010 si arrivò a 175mila
Di Andrea Marsanich

CHERSO. Sono anni di magra, questi ultimi, anni che stanno mettendo a dura prova gli olivicoltori locali. E anche nel 2015 l’isola di Cherso – che è tra i principali centri di produzione di olio d’oliva nell’Adriatico settentrionale – ha dovuto fare i conti con un’annata deludente, salvata solo parzialmente dall’impegno e dalla testardaggine di alcuni isolani e soprattutto della Cooperativa agricola.

Nonostante le difficoltà, causate in primo luogo dalla perdurante siccità che ha colpito nei mesi estivi, i chersini sono riusciti a raccogliere una quantità che si aggira sulle 120 tonnellate di questo frutto mediterraneo, dalla cui spremitura sono stati ricavati ventimila litri di olio extravergine di oliva. A detta degli esperti la qualità dell’olio chersino 2015 è molto alta, cosicché non sarà difficile piazzarlo sul mercato a un costo che, sebbene non ancora definito esattamente, di certo supererà le 100 kune (circa 13 euro) al litro.

Del resto l’extravergine chersino è l’unico olio in Croazia ad avere il marchio Dop, diventato ufficiale lo scorso 15 luglio con la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea. «Le temperature eccezionalmente alte di questa estate – ha affermato il direttore della Cooperativa, Mateo Ferari„ – hanno fatto sì che gli alberi a settentrione di Cherso città non dessero alcun frutto. Quelli a meridione del nostro capoluogo, grazie alla differenza di microclima, sono riusciti a fornirci qualche soddisfazione. Siamo però a distanze siderali dalle annate d’oro, specialmente dalla stagione 2010, quando i nostri olivicoltori riuscirono a raccogliere ben mille tonnellate dalle quali vennero ricavati 175 mila litri di olio».

Oltre a citare le avverse condizioni climatiche Ferari„ ha ammesso l’esistenza di altri problemi, come la configurazione del terreno dove sono piantati gli olivi, l’età ormai avanzata di molti proprietari e la testardaggine di taluni che non mettono in pratica i consigli degli esperti. «Abbiamo tentato di realizzare un paio di azioni preventive – ha aggiunto Ferari„ – ma non siamo riusciti nell’intento. Coloro che hanno seguito le raccomandazioni degli agronomi della cooperativa hanno registrato qualche buon risultato. È chiaro che dovremo agire maggiormente in questo senso».

Va ricordato che attualmente sull’isola sono presenti circa 120mila olivi, dei quali il 90% è rappresentato da due specie: susina e olivo fianese di Cherso.

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