Clarich: un patto allargato per Mps

Il professore triestino scelto alla guida della Fondazione della banca senese: «Tornare a sostenere il territorio»
Marcello Clarich
Marcello Clarich

TRIESTE. Marcello Clarich, super-tecnico nominato nuovo presidente della Fondazione Monte Paschi, è un triestino doc. Nato a Casale Monferrato, la sua famiglia si trasferisce subito dopo a Trieste dove Clarich frequenta il liceo Dante e trascorrere l’intera giovinezza. Poi gli studi a Pisa alla Scuola superiore Sant’Anna dove conoscerà Alfonso Desiata, l’ex presidente delle Generali scomparso nel 2006 con il quale coltiverà negli anni un rapporto di amicizia. Clarich, in gioventù abile giocatore di pallavolo, non ha mai interrotto il legame con la città mentre oggi si divide fra Siena e Roma. Master a Cambridge, Clarich conserva del dna triestino la passione per il mare e per le passeggiate in Carso. Per una decina anni docente all’università di Siena, Clarich dal 1999 insegna diritto amministrativo alla Luiss.

Avvocato cassazionista, esperto di diritto amministrativo, Clarich è autore di numerose pubblicazioni che sono diventate testi accademici: «Questa è una città che, come dice Magris, non ti abbandona mai. Mi riferisco a un dna fatto di schiettezza, disponibilità al cambiamento, apertura verso il nuovo. In giro per l’Italia ci sono molti triestini con un ruolo di primo piano in tanti mestieri e professioni». Clarich vede un polo aggregante nel patto a tre composto da Fintech, Fondazione Mps (scesa al 2,5%) e il fondo Big Pactual. Un patto allargato che possa garantirsi la maggioranza nell’assemblea che il prossimo anno dovrà decidere su vertici e linee strategiche. L’obiettivo è quello di garantire stabilità alla banca oggi guidata da Alessandro Profumo e l’ad Fabrizio Viola dopo il mega-aumento da cinque miliardi per mettere in sicurezza l’istituto.

Presidente Clarich, lei è stato nominato il giorno del Palio di Siena, la città delle contrade, delle rivalità, delle opposte fazioni....

Seguo un approccio positivo. Non ho rapporti organici con partiti e organizzazioni e intendo agire in modo autonomo. Indipendenza non significa autoreferanzialità. Non voglio chiudermi in una stanza di Palazzo Sansedoni (sede della Fondazione, ndr.) ma intendo aprirmi al confronto con tutti. Ho già incontrato tutti i 14 rappresentanti della nuova Deputazione generale, l’organo di collegamento fra la Fondazione e la comunità. Sottolineo che è stata molto importante l’azione di salvataggio della ex presidente Antonella Mansi. Non dimentichiamo che l’Ente rischiava addirittura di estinguersi. Tuttavia la situazione non si è ancora stabilizzata e viviamo ancora in una fase eccezionale. Il mio obiettivo è quello di mettere in sicurezza la Fondazione per avviarla verso un percorso virtuoso e di lungo periodo.

Lei ha studiato le Fondazioni bancarie alle quali ha dedicato un libro importante. Quale ruolo dovrebbero avere oggi?

Le Fondazioni hanno sempre avuto una doppia anima: il controllo delle banche e il ruolo sociale di sostegno al territorio. All’inizio negli anni Novanta l’anima bancaria era prevalente. Poi c’è stato un processo di fusioni e aggregazioni con le fondazioni che hanno perso il loro ruolo di controllo. La Fondazione Mps ha cercato di resistere a lungo prima di recidere la sua anima bancaria. Questo ritardo è stato all’origine delle situazioni deteriori del passato.

In quale direzione si muoverà?

É indubbio che il legame fra Fondazione e banca si è allentato. Per questo ritengo che debba accentuare la sua anima di promozione e sostegno sociale e culturale al territorio anche se le risorse sono molto limitate. Oggi eroghiamo 5-7 milioni rispetto ai quasi 200 degli anni d’oro. Siena era la seconda Fondazione per patrimonio in Italia dopo Cariplo, oggi è al quindicesimo posto. Bisogna evitare le erogazioni a pioggia e diversificare gli investimenti mantenendo il valore del patrimonio nel lungo periodo. Sarà la Deputazione a scegliere le priorità.

La Fondazione Mps assieme ai fondi Big Pactual e Fintech Advisory governa sul 9% della banca. Quale sarà il futuro del patto che scadrà la prossima primavera?

La Fondazione dovrà avere un ruolo aggregante sondando possibili alleanze nel patto anche con altri soci di rilievo di Monte dei Paschi Banca come la compagnia assicurativa Axa (i francesi hanno il 3,725%, primo azionista è la società Usa di gestione del risparmio York Capital con il 5%, ndr). Mi sono già incontrato con i rappresentanti di Big Pactual e Fintech durante il Palio del 16 agosto verificando convergenze di interessi nel medio periodo anche dopo la scadenza. L’obiettivo è dare stabilità alla banca.

Il patto prevede di liberare due posti in cda per Big Pactual e Fintech ma di fatto non è avvenuto...

É un dossier delicato. Non possiamo costringere nessuno a dimettersi per fare posto ai soci del patto ma è chiaro che avrebbe la riconoscenza di tutte le istituzioni senesi. Sarebbe un passo indietro nell’interesse generale. Mi auguro qualche novità positiva prima del prossimo cda dell’11 settembre. Se vogliamo rinnovare ed estendere il patto bisogna prima rispettare gli accordi.

I grandi fondi sono tornati a investire in Italia. C’è un ritorno di interesse per il Paese? Che ne pensa di Renzi?

I grandi investitori mantengono la fiducia nelle promesse di questo governo e vedono evidentemente maggiori opportunità nell’investire in Italia. Per esempio l’operazione di Big Pactual che ha acquistato Bsi da Generali mi sembra un segno dell’interesse strategico dei grandi fondi sull’Europa. Speriamo che si consolidi anche in futuro.

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