«Clochard o migrante non cambia Per noi al centro resta la persona»

Il presidente di San Martino al Campo ribadisce la filosofia della realtà creata da don Vatta. «Non facciamo distinzioni tra le persone fragili» 

l’intervento



Alcuni giorni addietro abbiamo appreso dall’assessore Carlo Grilli la notizia della decisione del Comune di non finanziare più la gestione del Centro diurno di via Udine. Il Centro, di proprietà della Fondazione CRTrieste , è stato dato in concessione al Comune che, nel 2009, nell’ambito dei Piani di zona sotto la giunta Dipiazza e con l’assessore Grilli, decise di destinarlo all’accoglienza diurna di persone fragili, che gravitavano nei dintorni della stazione, sostenendone completamente la spesa e affidandone la gestione alla Comunità di San Martino al Campo con la collaborazione di due operatori dell’Ics.

Dal 2009 ad oggi un gran numero di persone è passato per quel luogo per fare la doccia, cambiarsi d’abito, fare il bucato, riposarsi, chiedere supporto agli operatori ecc. Lì opera lo “Sportello avvocati di strada”, alcuni medici volontari e una scuola di prima alfabetizzazione alla lingua italiana con l’impegno di insegnanti volontari. In 10 anni - si stavano già raccogliendo i dati per festeggiare, in accordo con il Comune, tale ricorrenza - migliaia di persone stanziali o di passaggio a Trieste hanno fruito di questo servizio comunale. Alcuni numeri: anno 2010, 352 persone accolte; anno 2012, 1874 persone; anno 2015, 3877 persone; anno 2018, 2021 persone. Dove andranno ora?

Il Comune e l’assessore Grilli in particolare hanno sempre riconosciuto la validità dell’opera della Comunità, mai negandola. Va fortemente ricordato l’impegno degli operatori, chiamati a gestire situazioni pesanti garantendo sempre, assieme ai volontari, un’accoglienza rispettosa e dignitosa. Che la composizione etnica dei soggetti che ora frequentano il Centro sia cambiata è un dato oggettivo e incontestabile; i clochard triestini sono pochi e la stragrande maggioranza degli utenti è rappresentata da persone, comunitarie ed extracomunitarie, che si trovano a passare per Trieste e si rivolgono a questo centro come luogo di accoglienza immediata e urgente prima di entrare in altri circuiti assistenziali (rifugiati, migranti ecc) o prima di partire per altre mete. Da qui nasce la considerazione del Comune che il Centro ha modificato la sua funzione originaria assumendo compiti che sarebbero competenza di altri enti.

Valgono alcune riflessioni.

Gli ideali che stanno alla base della Comunità e per cui avevamo accettato a suo tempo tale gestione non possono prescindere dalla profonda convinzione che abbiamo della centralità della persona, indipendentemente dalla sua origine etnica e dalla situazione personale.

Su questo presupposto don Mario ha fondato la Comunità. La innegabile modifica dell’utenza del Diurno, a far data dal 2014, è derivata da una palese mutazione dei tempi e delle situazioni storiche, che sono delle realtà oggettive. Ciò non ha fatto però modificare l’atteggiamento e le convinzioni della Comunità nei confronti del prossimo. Siamo quindi sinceramente dispiaciuti che il Comune di Trieste che fino a ieri, ma vorrei aggiungere ancora oggi, dimostra attenzione alle necessità ed ai problemi complessivi del disagio, abbia assunto tale determinazione.

Va riconosciuto che il Comune per bocca dell’assessore ha dichiarato di non volersi disimpegnare dal tema e dal sostegno all’assistenza, seppur in forma diversa e questo ci conforta, anche se, come detto, la Comunità, che non ha mai fatto distinzione tra categorie di persone fragili, non si sente di condividere tale differenziazione.

Noi crediamo che la reazione dell’opinione pubblica, in particolare di coloro che sono più vicini al mondo della solidarietà, possa far riflettere su una decisione che, a nostro giudizio, è stata assunta in modo affrettato e che avrebbe invece richiesto un tempo di riflessione e di valutazione più ampio, tale da raccogliere le argomentazioni di molte parti direttamente coinvolte in questo campo. Mi riferisco non solo agli enti pubblici e privati in vario modo vicini al welfare, ma ad un confronto più ampio che, coinvolgendo anche la politica nel senso più alto, apra un dibattito serio sulle tematiche che sono state alla base di queste decisioni, tematiche vere e innegabili, che nessuno, a meno che non sia pervaso da sola ideologia, può permettersi di risolvere con slogan preconfezionati, nell’uno o nell’altro senso.

Il problema esiste e le argomentazioni del Comune, come quelle contrarie, hanno diritto di trovare approfondimento e attenzione. Lo scontro frontale non risolve e non soddisfa nessuno: a perderci sono soprattutto le persone che hanno bisogno di aiuto. La Comunità ribadisce che, come sempre, è a disposizione per contribuire ad approfondire senza pregiudizi le tematiche concrete, per mettere a frutto la sua esperienza e la sua capacità operativa, portando avanti con professionalità i mandati che le verranno affidati. —

*presidente della Comunità di San Martino al Campo



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