Comune di Savogna preoccupato «L’area non può essere stravolta»

L’amministrazione Pisk contraria all’ipotesi della cementificazione e valuterà la ricapitalizzazione di minima parte delle quote societarie 

IL MONITO



Da un lato la preoccupazione (accompagnata pure da una certa contrarietà) legata alle voci relative ai nuovi possibili insediamenti produttivi nell’aeroporto “Duca d’Aosta”, dall’altro la riflessione sulla delicata partita della ricapitalizzazione della società consortile. Così il Comune di Savogna guarda alla complessa evoluzione della vicenda dello scalo di via Trieste che, come è noto, ricade per una sua parte significativa proprio nel territorio di Savogna d’Isonzo.

Evoluzione che non può lasciare tranquilla l’amministrazione Pisk che, innanzitutto, «rileva che i più recenti orientamenti relativi allo sviluppo dell’aeroporto risultano del tutto diversi rispetto alla strategia un tempo condivisa con il Comune di Gorizia», si legge in una nota. Parole ribadite e rafforzate anche dall’assessore ai Lavori pubblici di Savogna Alenka Florenin, che spiega come progetti che prevedano la cementificazione e lo stravolgimento dell’attuale area non vengano nemmeno presi in considerazione, perché «da sempre la nostra posizione è chiara, attrarre attività imprenditoriali è importante, ma il sedime aeroportuale deve restare così come è, ed essere valorizzato anche favorendo e regolamentando l’accesso del pubblico».

Poi c’è una seconda questione, ed è relativa al futuro assetto societario della consortile. Con l’azzeramento del capitale sociale il Comune di Savogna si troverebbe, seppure non obbligato, a dover ricapitalizzare le sue quote (attualmente pari al 22%, per 130 mila euro circa): operazione impossibile, non avendo simili disponibilità economiche. «Dovremo riflettere sul da farsi – spiega Florenin –, e lo faremo nella prossima seduta del Consiglio comunale. Un’ipotesi potrebbe essere quella di valutare uno sforzo economico per mantenere almeno una minima presenza, anche l’1%, nella società, perché altrimenti il Comune di Savogna uscirebbe, pur avendo metà del sedime aeroportuale sul suo territorio. In alternativa, anche non facendo parte della società, potremmo studiare delle formule, evidentemente di tipo politico, per continuare ad essere coinvolti e informati sul futuro del “Duca d’Aosta”». –



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