Il Comune di Monfalcone rilancia il tavolo con Regione e Fincantieri: «Trattative in atto»
L’amministrazione conferma l’accelerazione di Fedriga e propone un’intesa a quattro con l’intervento di Roma

In comunicazione, l’amministrazione di centrodestra è maestra. Note stampa quotidiane, dirette social e post su qualsiasi tema. Sul tavolo trilaterale della navalmeccanica, però, la diffusione di dichiarazioni, tra dicembre e gennaio, si è fatta più raccolta, distillata. Insomma, silenzio.
E solo ora che dagli ambienti vicini al presidente Massimiliano Fedriga è trapelato il lavorìo carsico per giungere a un documento condiviso con Fincantieri, vuota il sacco pure l’amministrazione Fasan, confermando «l’importate interlocuzione» e «lo scambio di ragionamenti» in atto con la grande fabbrica, con l’obiettivo di strappare l’intesa.
Aggiungendo, perché no, un posto al tavolo per il Governo nazionale. La cabina si fa “quadrilaterale”. «Non sarebbe sbagliato coinvolgere attori a livello ministeriale», conviene l’europarlamentare Anna Cisint, cui il sindaco Luca Fasan ha subito ceduto la parola in esordio di conferenza stampa, perché «promotrice della mozione bipartisan del 3 novembre».
Un atto cruciale, alla luce della risposta a stretto giro sotto forma di lettera aperta impressa dal gruppo navalmeccanico con l’amministratore delegato Pierroberto Folgiero. Che aveva innescato giornate politicamente roventi: «Venivamo aggrediti da mezzo mondo», butta lì Cisint. «Abbiamo voluto questa conferenza stampa per sgomberare il campo dalla preoccupazione di una “non azione” – così la consigliera delegata all’Economia blu –. Invece il Comune, in modalità riservata, ha tenuto i contatti con Regione e Fincantieri. Non c’era necessità di fare una vetrina, uno show, di quanto stava avvenendo».
La riflessione, sui punti della mozione. I temi: impatti sul territorio, modello produttivo, fabbisogni di manodopera e tecnologie, superamento dell’immigrazione extracomunitaria a basso costo, sistema di appalti e subappalti, responsabilità sociale d’impresa, servizi pubblici e welfare, legalità e diritti dei lavoratori. Un aspetto, per esempio quello della legalità (vedi anche la sigla di un accordo con la Guardia di finanza), su cui Cisint ha riscontrato convergenza piena con Fincantieri.
L’eurodeputata la vede così, come un «progetto per migliorare la barca che tutti noi conosciamo», alla luce pure dei «futuri incrementi di stazza lorda delle navi». Una metafora del mare, per chi come lei lo naviga assecondando un hobby. Ma, ha precisato, «vanno tenute separate le questioni tecniche da quelle relative alla mozione».
Non sfugge infatti che, se in queste settimane è calato il silenzio sul trilaterale, invece via stampa è uscito di tutto sul contenzioso amministrativo – la spa da una parte, con la controllata Fincantieri infrastructure opere marittime, e il municipio dall’altra – che ha visto l’annullamento al Tar di un atto del sindaco. Quindi il diniego bis, però dirigenziale in ossequio al verdetto, su una richiesta di deroga ai rumori notturni, e l’annuncio di un secondo ricorso, con richiesta di danni dell’azienda per il cantiere sfumato dal 15 ottobre a sabato.
Eppure, mentre tutto ciò accadeva, iniziava pure l’«importante interlocuzione da novembre, dopo il sollecito del vicepremier Matteo Salvini». E «i segnali che emergono vengono considerati ora in modo positivo, con la fiducia di poter arrivare a soluzioni condivise». «Qualcuno ci ha chiesto: “Perché vi occupate di modello produttivo?”. Ma sono gli appalti – sempre Cisint – che hanno condotto all’oggi». E «nel 2005 la delocalizzazione al contrario dell’allora ad Giuseppe Bono».
Però «ora s’intravede una consapevolezza comune rispetto al fatto che il “vestito” vada cambiato». La «costante volontà di dialogo» è stata infine ribadita da Fasan: «Nessuna critica da parte nostra, solo proposte costruttive. Nessuno ha mai voluto insegnare come si fanno le navi, ci siamo concentrati solo sulle ricadute».—
Riproduzione riservata © Il Piccolo









