«Confine croce e delizia Con Porto vecchio si torni a essere capitale d’area»
Il tema dell’attrattività di Trieste intesa nel senso più ampio del termine, ovvero dal punto di vista degli investimenti economici, dei giovani, del turismo, della qualità della vita, dei servizi: di questo e altro si è discusso ieri pomeriggio alla Sala Piccola Fenice nel primo di un ciclo di appuntamenti sul tema organizzati dall’associazione “Luoghi Comuni”.
Moderati dall’ex sindaco e consigliere regionale del Pd Roberto Cosolini, i lavori hanno visto la partecipazione della giornalista Alessandra Longo, della dottoranda Renata Picciotto, in diretta skype da New York, di Francesco Maria Risso, direttore della Terapia Intensiva Neonatale del Burlo Garofalo, e Mario Sommariva, segretario generale dell’Authority portuale. Punto di domanda principale: quali sono i punti di forza e le criticità di Trieste?
«Certamente il confine – ha esordito Longo – è uno dei punti di forza, nonostante lo stesso sia spesso stato visto come un grosso limite. Rappresenta un plus anche per averne saggiato i limiti, come quelli imposti dalle barriere fisiche, specie in una città cosmopolita come Trieste, che invece quasi orgogliosamente si bea di essere chiusa».
Una città, occorre ricordarlo, che è sempre stata al confine di “qualcosa”. E che ha, al tempo stesso, una propria notorietà internazionale: «Grazie a istituti di ricerca come la Sissa – sottolinea Picciotto – non ho difficoltà a dire, negli States, da dove provengo. Trovo, piuttosto, paradossale che Trieste non abbia collegamenti diretti con le vicine capitali europee».
«La grandezza del passato – per Sommariva – è un serbatoio da cui trarre linfa, ma diventa un enorme limite quando si trasforma in nostalgia dei tempi che furono». Infine Porto vecchio, per Cosolini, «deve essere riferimento per un territorio di alcuni milioni di abitanti, e deve contribuire a restituire alla città il suo ruolo di capitale d’area».—
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