«Continuiamo a fare prevenzione»

Continuare a fare prevenzione: è questa l’attività su cui puntare, secondo la preside dell’istituto Nautico, Donatella Bigotti, per contrastare il fenomeno dello spaccio e dell’abuso di sostanze stupefacenti da parte dei giovani studenti delle scuole superiori triestine. Un commento che arriva in seguito a quella che la preside definisce «un’attività di prevenzione» condotta negli scorsi giorni dalla Guardia di Finanza nell’istituto di piazza Hortis e all’interno della sede di via Pondares dello Ial, in cui tra 120 ragazzi, ne sono stati individuati due in possesso di marijuana.
Se il direttore dello Ial Gabriele De Simone preferisce non lasciare alcuna dichiarazione, Bigotti, al contrario, esprime soddisfazione «per questa iniziativa». Sia per il fatto che, attraverso dei «controlli a campione», che hanno coinvolto «circa quattro, sei classi» del Nautico, è emerso che «solo un ragazzo era in possesso di una modica quantità di marijuana», ma anche perché l’attività si è svolta «nella piena collaborazione di studenti e docenti senza alcuna polemica dei genitori».
Il giovane in questione è un ragazzo che «ha già ricevuto dei provvedimenti disciplinari durante l’anno per altri motivi – spiega il dirigente scolastico –. Non abbiamo ritenuto di intervenire con un altro provvedimento, sia perché erano gli ultimissimi giorni di scuola ma soprattutto perché sappiamo che verrà intrapreso nei suoi confronti un percorso terapeutico di recupero esterno alla scuola. Esiste infatti un nucleo presso la Prefettura – precisa la preside –, da quello che risulta a me come dirigente scolastico, per cui viene disposto che i minori detentori di sostanze stupefacenti facciano un apposito percorso». Circa «quattro o sei classi sono state controllate – continua Bigotti –. I cani segnalano anche il contatto nei vestiti e anch’io ero presente a questa attività di prevenzione. Da quello che so meno di una decina di giovani, è stato scoperto, è entrata in contatto con degli stupefacenti. Ma contatto vuol dire tutto e nulla, può anche essere che un ragazzo possa essere entrato in contatto con i vestiti fuori da scuola e per noi non vuol dire niente, anche perché noi siamo responsabili di ciò che succede all’interno della scuola e in ogni caso poniamo in essere progetti di prevenzione».
A questo proposito la preside spiega che da tre anni la scuola «collabora con il Sert dell’Asuits e con i Carabinieri a un progetto rivolto in particolare alle classi del biennio, per cui organizziamo degli incontri per fare un’attività formativa, che hanno sempre avuto un buon riscontro da parte delle famiglie e dei ragazzi». In passato «sono state rinvenute casualmente delle sostanze, io ho fatto intervenire i Carabinieri ma non è stato mai individuato un preciso ragazzo in possesso di droga».
(b. m.)
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