Coppia gay, condanna per violenza in famiglia
SEBENICO. Prima sentenza di condanna in Croazia per violenza familiare nell’ambito di una coppia omosessuale maschile. Si tratta del primo verdetto emesso dall’entrata in vigore della legge sul Partenariato di vita, varata nell’agosto 2014. Il tribunale mandamentale di Zara ha punito con una multa di 300 kune (40 euro) a testa due uomini, di 31 e 33 anni, che da tempo convivono a Morter (Murter), nell’omonima isola dell’arcipelago di Sebenico. I fatti risalgono alla sera del 20 maggio 2014, quando alle forze dell’ordine era stata segnalata una zuffa in una casa di Morter. Si trattava dei due uomini che dalle maleparole erano passati ai fatti, con tanto di pugni, schiaffoni, calci, spintoni e un furioso corpo a corpo sul divano. Era stato l’intervento di una squadra di poliziotti del commissariato di Vodizze a porre fine agli atti di violenza, i due erano stati arrestati e trasferiti in una cella della stazione di polizia. A Vodizze erano rimasti per tutta la notte e fino alle 12.15 del giorno successivo: una misura adottata dagli agenti per far smaltire la sbornia ai litiganti, considerato che l’alcoltest aveva rilevato concentrazioni pari all’1,82 e all’1,86 per mille. Insomma la rissa aveva visto protagonisti due ubriachi, denunciati per atti di violenza in ambito familiare e sottoposti a processo al competente tribunale zaratino.
I due uomini, ascoltati dalla giudice Teodora Proji„ Škovrlj, hanno ammesso quanto loro contestato e contemporaneamente hanno chiesto alla presidente della corte di essere clemente. La Proji„ Škovrlj, tenuto conto delle circostanze e delle ammissioni di persone incensurate, ha emesso la sentenza di colpevolezza, condannando il 33enne e il 31enne alla pena pecuniaria di 300 kune ciascuno. A quanto si sa la coppia non si è più resa protagonista di episodi di violenza, continuando a vivere tranquillamente nell’abitazione di Morter.
Da segnalare intanto che le associazioni croate a difesa dei diritti degli omosessuali hanno espresso soddisfazione per la recente decisione della Corte suprema che ha intimato al presidente esecutivo della società calcistica zagabrese Dinamo, Zdravko Mami„, di rivolgere scuse pubbliche alle persone Lgbt. Mesi fa il controverso dirigente, già protagonista di incidenti anche a sfondo etnico, aveva dichiarato in sostanza che gli omosessuali non possono giocare per la nazionale croata di calcio.
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