Da Trieste a Londra per svelare i segreti della Terra

A soli trent’anni è uno degli interpreti geofisici di riferimento della Tgs, multinazionale con sede finanziaria a Asker, in Norvegia, che fornisce dati geoscientifici alle società che si occupano di ricerca e produzione di petrolio e gas, ma anche ai governi interessati a sfruttare le risorse energetiche presenti nel loro sottosuolo. Dopo essersi laureato in geofisica all’Università di Trieste nel 2011 il siciliano Dario Chisari ha bruciato le tappe: in soli tre mesi ha trovato un impiego negli uffici londinesi della Tgs, dove lavora ormai da tre anni.
“Quando sono partito avevo una valigia minuscola e il primo mese l’ho vissuto in albergo, a spese dell’azienda. Ora invece - racconta - abito in una villetta nelle colline del Surrey, che ho acquistato con un mutuo: presto diventerà la casa della mia famiglia».
Come ha trovato questo impiego alla Tgs?
«Si dice che la fortuna aiuta gli audaci e io me la sono cercata, la fortuna. Mi sono messo alla ricerca di contatti ancora prima di laurearmi. Sono un tipo testardo, per spedire curriculum mi alzavo perfino di notte. In Italia credo di averne spedito soltanto uno: mi mancavano gli amici “giusti” e nel nostro Paese sappiamo come funziona. Ma l’idea di dover dire grazie a qualcuno per tutta la vita non fa per me. Il contatto con la Tgs l’ho ottenuto a una conferenza dell’American Association of Petroleum Geologists a Milano: ci siamo andati in quattro del mio gruppo universitario, e in tre abbiamo trovato un impiego».
L’ha aiutata la formazione universitaria ricevuta a Trieste?
«Moltissimo. I miei docenti, i professori Pipan, Forte e Del Ben, si sono sempre impegnati a fornire un’impronta professionalizzante al corso di laurea in geofisica, tenendoci aggiornati su tutte le iniziative dell’industria. Grazie al consorzio inter universitario tra gli atenei di Padova, Ferrara e Trieste, e alla triennale fatta in Bicocca, il mio background è estremamente variegato. In Bicocca mi sono concentrato sulla geologia mineraria, a Ferrara la geologia dei carbonati e la sedimentologia sono al top, a Trieste la geofisica. Abbiamo potuto seguire lezioni con insegnanti eccezionali, come Michele Rebesco, dell’Ogs, che è il massimo esperto di conturiti al mondo, o Hugh Jenkyns, esperto in stratigrafia e geochimica isotopica dell’Università di Oxford».
Di cosa si occupa alla Tgs?
«Faccio l’interprete geofisico. Interpreto i dati che vengono acquisiti con la metodologia della sismica a riflessione, per l’individuazione e lo studio delle aree idonee all’esplorazione petrolifera e di idrocarburi. Non sono focalizzato su un’area precisa: ho lavorato sul Golfo del Messico, ma anche sul Mare del Nord, sui Paesi dell’Africa Occidentale, sul Sudamerica. L’ho fatto lavorando da Londra, ma anche da Houston e dalla Norvegia».
Il crollo del prezzo del petrolio ha avuto conseguenze sul tuo lavoro?
«Certo. L’aspetto finanziario e quello geopolitico hanno influenze decisive sul mio lavoro: nella mia compagnia non è accaduto nulla, perché con i nostri mille dipendenti siamo piccoli, ma tra i colossi in pochi mesi sono stati tagliati piú di novemila posti di lavoro. Con il prezzo del petrolio così basso diventano appetibili altri tipi di energia e si limita l’esplorazione di nuove aree. L’obiettivo è l’ottimizzazione di ciò che c’è già, puntando alla razionalizzazione dei costi e a una maggiore efficienza. Tecniche come il fracking, molto utilizzate negli Stati Uniti, non sono più sostenibili economicamente».
Qual è l’aspetto che la affascina di più del suo lavoro?
«E’ un lavoro che stravolge il concetto di tempo così come lo conosciamo. Ti porta ad osservare sedimenti a chilometri e chilometri di profondità sotto il mare, strutture geologiche relative a duecento milioni di anni fa. Se poniamo la vita della Terra uguale a un anno, la comparsa dell’uomo in questa scala geologica avviene alle 23.59 del 31 dicembre».
La vita privata?
«Sono fidanzato con Alexia, una ragazza italo austriaca che ho conosciuto a Milano durante i miei anni universitari. Fa il mio stesso lavoro, per una compagnia concorrente con sede ad Amsterdam. Il paradosso è che, quando ci vediamo, per contratto non possiamo parlare dei nostri rispettivi lavori. Ma forse è meglio così».
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