Dai concerti alla cucina: Ursus rinasce a nuova vita

TRIESTE «Nel 2016 Ursus deve diventare l’attrazione di questa città. Lo rilanceremo cominciando dalla messa in sicurezza dello scafo: lavori che non avremmo potuto avviare senza la modifica dei criteri di finanziamento contenuta nell’ultima finanziaria regionale».
Le novità infondono ottimismo in Fabrizio Pertot, imprenditore e presidente della Guardia costiera ausiliaria, onlus proprietaria del pontone mobile costruito a inizio ’900 dai cantieri triestini. I 120mila euro per il restauro della carena, stanziati ai tempi di Renzo Tondo, sono rimasti inutilizzati perché il finanziamento spalmato su dieci anni richiedeva all’associazione di accendere un mutuo difficilmente sostenibile.
I fondi regionali L’ultima manovra ha stabilito che i fondi siano concessi tutti e subito e ciò fa dire a Pertot che «l’anno prossimo Ursus diventerà agibile al 100%. Lo utilizzeremo per la Barcolana e sono allo studio progetti con il polo museale. Ricordo a chi, come Roberto Dipiazza, si è augurato l’affondamento, che la nostra associazione non può disfarsi di Ursus, perché si tratta di un bene vincolato dalle Belle arti: un bene comune che vogliamo destinare a un uso museale ed espositivo».
La somma sarà spesa per mettere in ordine l’opera viva della gru galleggiante, ovvero la parte di scafo immersa in acqua. I lavori cominceranno appena sarà reso disponibile il bacino di carenaggio dell’Arsenale. «Coinvolgeremo il maggior numero di imprese locali: Fincantieri per il bacino, Jotun per le vernici, Tripnavi per il rimorchio. Quest’ultima ditta va in particolar modo ringraziata, perché ha da poco annullato il nostro debito per alcune decine di migliaia di euro» aggiunge Pertot.
L’attracco in Porto vecchio La politica si entusiasma, anche se non è chiaro dove si andranno a prendere i soldi per dare slancio a una struttura visitatissima durante le giornate del Fai.
Per Debora Serracchiani «si tratta di un vero monumento, una testimonianza quasi unica di archeologia industriale navale. Con il nostro intervento, recuperiamo vecchie risorse e permettiamo di fare lavori urgenti allo scafo: un nuovo segno di attenzione per Trieste». Roberto Cosolini rivendica «l’inserimento di Ursus nel progetto di Museo del mare: lo attraccheremo in Porto Vecchio vicino alla Centrale idrodinamica dove sorgerà il polo museale e dove sarà possibile salire a bordo per visitare le esposizioni nei suoi 800 metri quadrati». Il commissario dell’Autorità portuale Zeno D’Agostino conferma «la simpatia epidermica per un simbolo importante che ci aiuta a capire la storia del nostro porto. Senza passato non si può guardare avanti».
Esposizioni e concerti “in quota” Sulle forme di valorizzazione, le idee non mancano, anche se di soldi al momento nemmeno l’ombra. Il presidente della Camera di commercio, Antonio Paoletti, vorrebbe «abbinarlo al Parco del mare: ma le istituzioni devono fare rete per evitare la demolizione».
Il presidente di Svbg, Mitja Gialuz, ricorda «i passati tentativi di utilizzare Ursus come palco per i concerti della Barcolana: non ce l’abbiamo fatta prima per ragioni strutturali e quest’anno per la bora. È un’icona della città e del suo rapporto col mare: i simboli contano e lo valorizzeremo nella Barcolana 2016. Per il futuro serve un progetto ambizioso: mi piacerebbe fosse realizzata una piattaforma sopraelevata da cui vedere la città, grazie ai 75 metri della gru».
Musica e cucina sulla gru Il presidente della Fipe, Bruno Vesnaver, guarda intanto al breve periodo: «Abbiamo già programmato una serie di serate a tema. Musica, teatro, cucina troveranno ospitalità sull’Ursus, sia d’inverno che d’estate. Complesso farci un ristorante stabile, perché servirebbero adeguamenti molto costosi, difficili in tempi di crisi». Cambierà qualcosa dopo anni di annunci?
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