Dai meandri del pianeta ai piaceri della tavola Ecco “sua maestà” il sale



Un aperitivo “salato” quello di ieri sera al Caffè San Marco: Angelo Camerlenghi, direttore della sezione di Geofisica dell’Ogs (l’Istituto nazionale di Oceanografia e Geofisica sperimentale) e Romana Kacic dell’Abakkum (Istituto per il paesaggio, la cultura e l’arte Pirano) hanno intrattenuto gli intervenuti con un breve simposio trasversale, in collaborazione con la Regione, sugli aspetti che “geologicamente, culturalmente e paesaggisticamente” riguardano il sale. Una digressione quasi didattica – con cenni anche di microbiologia – che ha svelato ai partecipanti scienza, storia e curiosità sul sale come roccia e sul sale come cristallo.

Preziosissimo ingrediente sin dall’antichità e protagonista indiscusso della serata, è stato servito agli iscritti un raffinato menù che accompagnasse all’ascolto dei due esperti: un crostino di farro con salicornia, una pianta detta “alofita” poiché dotata di adattamenti peculiari che ne permettono l’insediamento su terreni salini o salmastri, e una conchiglia cotta in sale su cui era adagiato un cefalo (sempre cotto in crosta di sale), pesce molto comune in grado però di sopportare grandi sbalzi di salinità, tanto da poterlo trovare persino in acque dolci.

Il sale inteso come roccia ha degli spessori che raggiungono milioni di chilometri quadrati e, sulla base della collocazione geologica dei depositi, è possibile risalirne alle sue età più disparate, distribuite tra paleozoico, mesozoico e cenozoico (all’interno del singolo cristallo alcuni batteri sono arrivati a sopravvivere per sei milioni di anni).

«Il sale è una roccia dura con una densità però molto bassa, circa il doppio dell’acqua», ha spiegato Camerlenghi: «Esso ha modificato non solo la topografia del nostro pianeta, con movimenti cosiddetti “diapirici” che fluiscono come dentifricio nel sottosuolo, ma anche sotto il mare, modificandone la profondità». «Altra peculiarità – ha aggiunto lo stesso Camerlenghi – è che il sale si discioglie, creando così strutture di sprofondamento. È una roccia che viene dall’acqua marina evaporata, tramite un processo “stechiometrico” di aggregazione di sei ioni: cloro, sodio, magnesio, ione solfato, calcio e potassio».

L’appuntamento di ieri “Sale e Saline” (foto Lasorte) è inquadrato all’interno di un ciclo di conferenze organizzate dall’Ogs su “Mare e salute”, per evidenziare le ricchezze che il mare può offrirci: non è in fondo il sale stesso il vero sale della vita?—



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