Dall’addio alla tesina al rebus della busta
Sono parecchie le novità introdotte dal ministero dell’Istruzione guidato da Marco Bussetti per l’esame di maturità 2019. Innanzitutto la prima prova, lo scritto di italiano che cambia forma. Non esiste più, ad esempio, il saggio breve, ma le richieste sono più tecniche e specifiche.
La seconda prova diventa invece “mista”, all’insegna quindi della multidisciplinarietà. Quest’anno per i classici la scelta è caduta su una prova di latino e greco, mentre gli studenti degli scientifici dovranno affrontare quella di Matematica e Fisica. Materie diverse poi a seconda dell’indirizzo della scuola.
Sparisce la terza prova, una delle più temute dai ragazzi per le domande inerenti diversi argomenti. Quanto all’orale niente più tesina. Davanti alla commissione assume un peso maggiore il curriculum dello studente. L’interrogazione comincerà con un tema sorteggiato dal candidato, all'inizio del colloquio, scegliendo una fra tre buste, predisposte con largo anticipo dalla stessa commissione. I materiali delle buste non possono essere riproposti negli esami successivi. Una parte dell’esame orale riguarderà l’illustrazione, anche con il supporto di slide, dell’esperienza nota come “alternanza scuola-lavoro”, dove i ragazzi dovranno spiegare le nozioni acquisite. L’ultima fase del colloquio verterà sul percorso di cittadinanza e sulla costituzione.
Cambia anche l’articolazione del punteggio finale, che resta in centesimi. Ad ogni prova scritta dell'esame di maturità 2019 viene assegnato un voto in ventesimi. All’orale la commissione può assegnare fino ad un massimo di 20 punti. A questi voti vanno poi aggiunti i crediti scolastici validi per l’ammissione all’esame. La lode in particolare sarà assegnata solo in determinate circostanze, specificate dall’ordinanza ministeriale relativa alla maturità. A livello nazionale il 19 febbraio, il 28 febbraio, il 26 marzo e il 2 aprile si sono svolte le simulazioni della prima e della seconda prova, per capire come saranno le nuove tracce. —
M.B.
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