De Pauli lascia il Tribunale «Ma non farò mai l’avvocato»

Dopo sette anni di presidenza il magistrato se ne va: continuerà a scrivere e a insegnare all’Università «Molti uffici attivi solo grazie al lavoro volontario. Andrò a salutare Cosolini, non so se lo farò con Tondo»
Silvano Trieste 29/01/2011 Inaugurazione Anno Giudiziario 2011
Silvano Trieste 29/01/2011 Inaugurazione Anno Giudiziario 2011

di Claudio Ernè

«Non abdico al mio ruolo di presidente del Tribunale di Trieste. Lascio la magistratura a 67 anni di età perché ritengo conclusa la mia esperienza dopo 41 anni di lavoro. Dico anche che non farò mai l’avvocato».

Arrigo De Pauli il 22 novembre “celebrerà” la sua ultima udienza: l’ennesima separazione tra coniugi, preceduta da un tentativo di conciliazione come peraltro vuole la legge. Poi per una settimana sarà in ferie e il primo dicembre darà l’addio al palazzo di giustizia di Trieste e all’ampio ufficio del secondo piano che è stato suo per sette anni.

Sorride e parla con gentilezza, il magistrato: spiega, argomenta, mette in fila ordinatamente i motivi che lo hanno indotto a compiere questo gesto senza ritorno con otto anni di anticipo sui termini fissati dalla legge. La razionalità e il ragionamento contraddistinguono le sue parole. Ma emerge, appena percettibile, anche una vena di amarezza, il desiderio di mettere a fuoco ciò che non funziona nonostante l’impegno e la determinazione con cui ha affrontato i numerosi problemi della macchina giudiziaria triestina. Vuoti negli organici delle segreterie e cancellerie, turnover bloccato, nessuna assunzione di nuovo personale da anni, informatizzazione bloccata a metà del guado con conseguente frustrazione di tante aspettative. Tutto deciso da Roma, tutto subìto anche a livello finanziario dagli uffici giudiziari italiani.

«Molti uffici del Tribunale funzionano solo grazie ai distacchi di una decina di dipendenti regionali e alle convenzioni sottoscritte con le associazioni dei finanzieri e dei carabinieri in pensione. Lavoro volontario, generoso. Ma sono soluzioni provvisorie, legate ai tempi dell’emergenza...» «Meglio allora andarsene a 67 anni che a 75, quando si ha davanti il vuoto. Lasciando a questa età qualche aspettativa ritengo di poterla ancora soddisfare» dice l’alto magistrato. «Certo è che non farò l’avvocato».

Quest’ultima sembra una frase gettata lì con noncuranza. Un dettaglio marginale di un annuncio di addio. Invece sono parole importanti che fanno chiarezza su una aspettativa creata un anno fa dall’Amministrazione regionale e poi fatta miseramente naufragare dopo aver fatto emergere sottobanco il nome di Arrigo De Pauli come possibile, se non certo, candidato a dirigere l’avvocatura dell’Amministrazione del Friuli Venezia Giulia. Invece qualcuno subito dopo si è aggrappato a un antico regolamento regionale in cui veniva stabilito che per entrare da ex magistrato in questo ruolo bisognava non aver compiuto i 60 anni di età. Lo sbarramento coinvolge anche gli avvocati che per assumere lo stesso incarico direttivo di anni ne devono avere meno di 50. Arrigo De Pauli non commenta quanto gli era stato fatto cadere addosso un anno fa. Dice solo che «prima di lasciare l’incarico di Presidente del Tribunale andrò a salutare il sindaco Roberto Cosolini. Non so ancora se farò altrettanto con Renzo Tondo. Certo è che ritornerò a scrivere come faccio da anni e continuerò anche a insegnare all’Università. Ho presentato già domanda per diventare giudice tributario. Non a Trieste, dove non c’è un posto libero, ma a Udine. Questo è quanto mi riserva l’immediato futuro».

Nei prossimi giorni Arrigo De Pauli inizierà il trasloco dei libri che oggi occupano scansie e armadi della sua stanza di presidente. Lì, nei primi giorni di dicembre si insedierà il presidente facente funzioni: è l’attuale vicario, nonché presidente dell’Ufficio Gip, Raffaele Morvay. Questa assunzione di incarico provocherà un effetto domino tra i magistrati della Sezione penale. I dettagli sembrano ancora in via di definizione.

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