Denuncia delle ong: la Slovenia nega ai migranti il diritto d’asilo
Dal maggio dello scorso anno i profughi vengono sistematicamente respinti. La conferma nelle cifre dell’Ombudsman. Nel 2018 in 4.653 rispediti in Croazia

Lubiana. La Slovenia non ce la fa più a reggere l’urto dei migranti lungo la rotta balcanica. Il sindacato di polizia protesta perché gli agenti che controllano il confine con la Croazia sono esausti e l’arrivo di oltre cento militari non serve praticamente a nulla non avendo questi poteri di polizia. Intanto si lavora per la rinascita delle pattuglie miste italo-slovene sui confini del Friuli Venezia Giulia (venerdì si sono parlati a Roma il capo della polizia italiana Franco Garbrielli e la sua omologa slovena Tatjana Bobnar nell’ambito dell’incontro con le polizie balcaniche).
Il problema, come denunciano anche due ong, la Border Violence Monitoring e la Info Kolpa, sta nel sistematico respingimento dei migranti da parte degli agenti sloveni in Croazia a seguito di un ordine impartito il 25 maggio del 2018 e di cui però la polizia nega l’esistenza. Ordine che impone ai poliziotti di frontiera di non permettere, forte anche del fatto che la Slovenia è confine esterno di Schengen, che i migranti chiedano asilo in Slovenia “restituendoli” ai colleghi croati in base a un accordo bilaterale datato 2006, molto prima che l’onda migratoria invadesse i Balcani.
Ordine che lede palesemente i diritti dell’uomo e le norme comunitarie in materia di asilo. Come hanno dimostrato le ong basandosi sui dati del Garante dei diritti dell’uomo della Slovenia, nel maggio 2018 - prima dell’ordine di respingimento sistematico - la polizia slovena ha intercettato al confine croato 379 migranti di cui 371 hanno chiesto asilo (98%). Il mese successivo, in giugno, su 412 migranti intercettati soltanto 13 hanno chiesto asilo (3%). Nel 2018 gli agenti di frontiera sloveni hanno rispedito in Croazia 4.653 migranti. Croazia definita ovviamente dagli sloveni un “Paese sicuro”.
Ai migranti rientrati in Croazia, come documentato da molte testimonianze e foto, la polizia croata riserva un trattamento non proprio con i guanti di velluto. Prima di instradarli a sua volta verso i campi profughi della Bosnia-Erzegovina molti di essi vengono derubati dei cellulari, degli zaini e delle borse che portano con sé e in alcuni casi subiscono anche pestaggi. Anche qui la polizia croata, anche a fronte di precise documentazioni fotografiche, nega tutto.
Che fare allora? È chiaro che a questo punto i trafficanti di uomini hanno gioco facile promettendo il transito dalla Croazia, verso la Slovenia fino in Italia. Molti, come avviene in questi casi, pagato il dovuto ai passeur, vengono abbandonati a se stessi e così da migranti si trasformano in Slovenia in immigrati clandestini, girano per i Paesi, rubacchiano, rovinano i campi coltivati con il loro passaggio e così via.
Alla base degli ordini della polizia slovena sta però una fondamentale mancanza politica. Lubiana ha sempre combattuto il fenomeno della migrazione cercando di instradare chiunque avesse transitato per il confine con la Croazia verso l’Austria e i Paesi dell’Europa centrale. Ora il fenomeno è cambiato. Il flusso da fiume si è trasformato in rigagnolo, ma un rigagnolo che scorre costante e non soggetto alle piene del fiume. Così Lubiana si è trovata spiazzata, nonostante i milioni di euro investiti nel “muro” lungo tutto il confine con la Croazia.
La Slovenia non ha però centri di raccolta dove i richiedenti asilo possano rimanere in attesa che le pratiche relative alle richieste siano espletate per iniziare successivamente, se queste avranno esito positivo, un percorso di integrazione socio-lavorativa nel Paese d’accoglienza. Il governo voleva aprire dei centri, ma ogni volta che stabiliva un luogo la popolazione residente è sistematicamente insorta. Nessuno vuole i migranti attorno a sè. Così come non li vuole la popolazione che abita a ridosso del confine con la Croazia e che deve sopportare furti e non gradite presenze lungo le strade dei centri abitati. Ma è un po’ come il cane che si morde la coda. —
<LG60,4,0,0,0,CREATIVECOMMONS,8,0,7.1,7.1,-5.7> BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVAT
Riproduzione riservata © Il Piccolo
Leggi anche
Video








