Don Diego: «I cambiamenti quando arrivano vanno accettati»

GORIZIA. Ai cambiamenti è necessario abituarsi. Per quanto possano essere dolorosi, o per quanto, ad un occhio esterno, possano sembrare non così facili da comprendere. È sostanzialmente questa, con un misto di senso di responsabilità e disponibilità, la riflessione che propongono alcuni dei parroci di Gorizia coinvolti dalla “rivoluzione” voluta dall’arcivescovo Carlo Maria Redaelli per riorganizzare la struttura della diocesi e delle sue parrocchie. Il tutto in un’ottica di razionalizzazione e adeguamento ai tempi che corrono. Perché se è vero, da un lato, che una delle motivazioni alla base delle scelte della Curia è senz’altro l’ormai cronica diminuzione del numero di sacerdoti a disposizione del territorio, è anche vero che per proporsi ai fedeli in modo più moderno ed efficace le parrocchie sono chiamate a dare vita a maggiori sinergie e collaborazioni. Da qui la novità delle grandi “Unità pastorali”. Un cambiamento che, secondo il parroco del Duomo e di Sant’Ignazio, don Sinuhe Marotta, è più vicino ad un’evoluzione che ad una reale rivoluzione. «Io credo personalmente che soltanto ad uno sguardo superficiale quanto è stato stabilito possa apparire una “rivoluzione” – spiega Marotta –. Non ci sarà alcun accorpamento, né alcuna fusione tra le parrocchie. In realtà si parla di una condivisione di un parroco tra più parrocchie, che rimangono le stesse e comunque attive. Ci sarà una piccola “squadra” di sacerdoti a disposizione dei fedeli di tutte e quattro le parrocchie (nel caso dell’Unità pastorale tra il Duomo, Sant’Ignazio, San Rocco e Sant’Anna ndr) e non soltanto di una. Il vescovo Carlo poi ha chiesto alle parrocchie di collaborare assieme più strettamente, per essere più “presenti” in città è più accoglienti di fronte a diverse situazioni e persone».
Tutti questi cambiamenti don Sinuhe li vivrà in prima persona, visto che, in autunno, lascerà Gorizia per diventare parroco di Cervignano. «Di certo tra i sacerdoti e i fedeli i legami sono stretti e profondi, la gente vuole bene ai suoi preti e i preti vogliono bene alla loro gente, tanto da dedicargli tutta la vita. Lacrime arriveranno, inutile nasconderlo. Ma di questo parleremo quando sarà il momento, visto che mancano ancora molti mesi».
Resteranno invece al loro posto, vicino alle comunità di cui sono diventati ormai autentici punti di riferimento, pur con un ruolo diverso, don Diego Bertogna e monsignor Ruggero Dipiazza, attuali parroci di Sant’Anna e San Rocco, dove il nuovo “titolare” dell’Unità pastorale sarà don Nicola Ban. «Per me non è stata una sorpresa – racconta don Diego –, perché ho sempre saputo, fin da quando ho iniziato, che una volta compiuti i 75 anni un sacerdote deve rassegnare le dimissioni e rimettersi alle eventuali decisioni del vescovo. E quando arriva un cambiamento, il parroco deve accettarlo. Affezionarsi ad una parrocchia e ai fedeli è un qualcosa di umano, ma l’obbedienza ecclesiale vale di più dei sentimenti». Don Diego ha trovato peraltro argomenti convincenti per far accettare alla sua comunità il nuovo assetto. «Ho spiegato ai fedeli che quanto stiamo facendo ora, anticipando un po’ i tempi, sarebbe comunque inevitabile tra cinque o sette anni, quando il vescovo si ritroverebbe senza sacerdoti sufficienti – dice –. Agendo per tempo, avremo modo di correggere eventuali criticità, ed arrivare preparati a quel momento. La gente è dispiaciuta, è normale, e ho avuto in questi giorni tante attestazioni di stima, ma credo anche che la maggior parte abbia capito». Don Diego Bertogna e monsignor Ruggero Dipiazza avranno comunque un ruolo importante, quello di accompagnare il parroco don Ban nel suo percorso di inserimento nella comunità locale. «Senza l’esperienza pastorale sul posto e la conoscenza della realtà in cui si opera, inevitabilmente chi arriva potrebbe incontrare qualche difficoltà – dice don Ruggero –, e così, lavorando in équipe tutti assieme, ci si potrà aiutare. Noi che restiamo continueremo a svolgere tutto il servizio pastorale, ma non avremo più responsabilità su alcune cose che riguardano la visione del quadro complessivo delle parrocchie». Anche Dipiazza accetta il cambiamento, ma ritiene importante impegnarsi per mantenere anche in futuro la caratterizzazione di ogni parrocchia nell’ambito della nuova Unità pastorale. «Ognuna ha una sua storia e una sua identità ben precisa, che deve fare somma con le altre, ma non fondersi o annacquarsi – dice –. Dobbiamo sentirci tutti parte di un’unica realtà che condivide esperienze e impegno, ma parliamo di parrocchie storiche e fortemente caratterizzate. A mio parere allora si potrebbero definire le specifiche peculiarità di ognuna, in modo che ciascuna parrocchia contribuisca in modo diverso, e complementare alle altre, alla vita della nuova Unità pastorale». Qualche esempio? «Penso che San Rocco si sia distinta in questi anni per la promozione culturale, sociale e sociopolitica, e potrebbe continuare a recitare questo ruolo – dice monsignor Dipiazza –, così come Sant’Anna magari potrebbe portare un contributo specifico alla catechesi, il Duomo all’aspetto più prettamente liturgico, Sant’Ignazio a quello missionario. Ma sono degli spunti, delle ipotesi». (m.b.)
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