È morta a 109 anni Nice Bradaschia Zanella

Era la donna più anziana della provincia e ha condotto una vita attiva sino all’ultimo. Lunedì i funerali

Si è spenta serenamente Nice Bradaschia Zanella di oltre 109 anni (li aveva compiuti a maggio), la donna più anziana della provincia e, forse, della regione. Era rimasta attiva e lucida fino quasi alla fine. Era nata a Gorizia il 25 maggio 1902 figlia di Luigi appartenente alla vecchia famiglia goriziana dei Bradaschia Pelizon e di Antonietta Bettiol. Rimasta orfana da bambina di entrambi i genitori, frequentò con la sorella Cetty, morta centenaria, la scuola delle Orsoline mentre il fratello Guido, che per molti anni, in questo dopoguerra fu il responsabile dei musei provinciali, seguì le scuole salesiani del San Luigi. Come orfana dopo esser stata accolta nei diversi istituti cittadini seguì i suoi concittadini come profuga nella prima guerra mondiale e per la sua conoscenza del tedesco venne ammessa a frequentare l’Istituto Leopoldinum presso graz dove conseguì il diploma. Rientrata a Gorizia, lavorò, apprezzata impiegata, prima dal notaio Pascoletto e quindi presso istituti bancari cittadini e al tribunale. Si sposò con Bruno Zanello, per molti anni economo degli ospedali cittadini, e quindi lasciò il lavoro per dedicarsi completamente alla famiglia e alle 3 figlie. Fino agli ultimi tempi ha saputo condurre vita attiva trascorrendo fino a dopo i 100 anni le ferie in Pusteria. Sempre attenta alle esigenze delle figlie, dei nipoti e dei pronipoti non perdeva occasione per trascorrere con loro le sue giornate. Lascia le figlie, Bruna con Dario Olivieri, Bianca con Luciano de Pregi e Marvia con Paolo Sluga, sette nipoti e ben undici pronipoti. I funerali saranno celebrati lunedì alle 11.30 nella chiesa di San Rocco.

Un anno fa intervistammo Nice Bradaschia. «Sono nata a andata a scuola sotto l'Austria Ungheria - disse -: è per questo che parlo perfettamente il tedesco». Una lingua che le fu utile per lavorare nel resto della sua lunga vita: «Oggigiorno, invece, tutti si ostinano a studiare l'inglese». Nice ricordò in quella occasione ancora lo scoppio della Grande Guerra, quando gli austriaci portarono lei e altre giovani goriziane in un villaggio vicino a Graz: lì finì la scuola ed ebbe poi l'incarico di maestra. «Finita la guerra avrei potuto rimanere in Austria - racconta - ma decisi di tornare a Gorizia, perché qui c'era tutta la mia famiglia, e perché mi sentivo italiana». Gli anni del primo dopoguerra furono per lei gli anni del lavoro da impiegata, prima presso uno studio notarile, poi in banca.

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