E' morto Tullio Kezich
E' morto il 17 agosto a Roma Tullio Kezich (foto). Aveva 80 anni ed era malato da molto tempo. Autore teatrale e critico cinematografico, era nato a Trieste il 17 settembre 1928. Per volontà della famiglia non ci saranno funerali. "Strana la vita: quando finalmente cominciamo a saper fare davvero il nostro mestiere, è tempo di andarsene", così Kezich appena poche settimane fa

Tullio Kezich
"Strana la vita: quando finalmente cominciamo a saper fare davvero il nostro mestiere, è tempo di andarsene": così Tullio Kezich, il maestro della critica cinematografica nato a Trieste nel 1928 e morto oggi a Roma, da tutti ricordato come inimitabile recensore per La Repubblica e Il Corriere della Sera, commentava ironicamente la sua esperienza cinematografica appena poche settimane fa.
La critica cinematografica il giovane cinefilo triestino ce l'aveva nel sangue fin dalla prima adolescenza. Già dal 1941 si segnalava per la fitta corrispondenza - da semplice lettore - con le riviste "Cinema" e "Film" a cui indirizzava appassionate lettere/recensioni che presto lo spinsero all'attività di organizzatore culturale,ravvivando la vita culturale del capoluogo giuliano nell'immediato dopoguerra in compagnia dell'amico più grande (e poi collega) Callisto Cosulich. Nel 1946 è di Tullio Kezich la "voce cinematografica" di Radio Trieste e da quei microfoni commenterà per svariati anni la Mostra del Cinema di Venezia, fino ad accettare, negli anni '60, l'invito del direttore Luigi Chiarini entrando nel comitato di selezione della rassegna veneziana. Sarà però un'esperienza quasi unica perchè, coinvolto nelle infuocate polemiche su inclusioni ed esclusioni dei grandi film italiani dell'epoca, rimetterà il mandato prima del fatidico '68. Intanto continuava il suo tirocinio come recensore (di cinema e teatro, l'altra sua grande passione) sulle colonne di "Sipario" (di cui sarebbe diventato direttore negli anni '70), quindi della Settimana Incom e poi di Panorama".
Nonostante frequentasse assiduamente il mondo di Cinecittà e dintorni, diventando amico inseparabile di Federico Fellini fin dagli anni della Dolce Vita, Tullio Kezich esitò a lungo prima di trasferirsi in pianta stabile nella capitale sulle orme dell'amico Cosulich che già vi si era stabilito dividendo una casa con il compatriota e regista Franco Giraldi, entrambi affittuari di Gillo Pontecorvo. Kezich sceglieva invece il Nord come sua terra d'elezione, stringeva un fortunato sodalizio con Ermanno Olmi (al tempo sotto contratto per la Edisonvolta) e lo spingeva all'esordio nel lungometraggio con Il Posto nel 1961.
A quel'epoca il critico triestino aveva alle spalle una sola esperienza diretta col cinema (segretario di edizione per Luigi Zampa nel 1949 con Cuori Senza Frontiere) ma era già una delle voci più autorevoli dell'interpretazione del cinema, allievo ideale di quel Pietro Bianchi di cui proprio nel 2009 ricorre il centenario. Insieme a Olmi, Tullio Kezich fonda la cooperativa di produzione "22 Dicembre" di cui sarà direttore artistico dando vita a una delle più illuminate "factories" indipendenti lontane da Cinecittà. All'attivo avrà esordi come quello di Lina Wertmueller (I Basilischi) ed esperimenti rivoluzionari come il televisivo L'Eta del Ferro di Roberto Rossellini.
Proprio le inedite potenzialità della televisione come committente produttivo spingono Kezich ad accettare, nel 1969, l'offerta della Rai di diventare produttore esterno, trasferendosi così a Roma per seguire imprese quasi sempre contrassegnate da grande successo. Al suo attivo la scoperta internazionale dei fratelli Taviani (San Michele Aveva Un Gallo), i film di Franco Giraldi (La Rosa Rossa e poi l'autobiografico La Giacca Verde), il travolgente successo tv Sandokan di Sergio Sollima e molti dei migliori film di Olmi, da I Recuperanti fino al Leone d'Oro 1988, La Leggenda del Santo Bevitore di cui fu anche sceneggiatore.
Intanto la sua militanza quotidiana come critico diventava esperienza editoriale con le raccolte delle sue recensioni, dai "Mille Film" (ripresi dalla rubrica di Panorama) ai "Cento Film" tratti dalle colonne di Repubblica e, più recentemente, del Corriere. E ancor più numerose sono le sue imprese di ricerca e divulgazione per la libreria, come i volumi dedicati a Fellini, quelli su John Ford e il cinema Western, la biografia di Dino De Laurentiis, il delizioso "Noi che abbiamo fatto la Dolce Vita" (Sellerio, 2009) e la saga della famiglia Cecchi d'Amico (firmata come tanti altri volumi con la seconda moglie, la giornalista Alessandra Levantesi). Tullio Kezich ha saputo ritagliarsi un posto unico nel panorama italiano della critica.
Ma era ben di più: un vero intellettuale rinascimentale, alimentato da curiosità inesausta, cosmopolita e curioso come la sua città natale, frutto maturo di un mondo mitteleuropeo che aveva nel sangue l'allergia al conformismo e al localismo, anche quando (come gli accadeva spesso) ricorreva al dialetto e all'esperienza dei padri per descrivere il mondo moderno.
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