E nella notte c’è chi scrive una poesia per i suoi tigli

la storia
Quel braccio di ferro infinito sui tigli di via Duca d’Aosta suscita reazioni diverse fra i ronchesi. Oltre agli indifferenti i pro e i contro. C’è chi in una riunione “carbonara”, proprio la sera prima del taglio degli alberi, fra le azioni di protesta ha proposto che alcuni cittadini, contrari a quel taglio, si incatenassero agli alberi. Un gesto clamoroso che alla fine è stata accantonato. Non c’era la forza per opporsi, forse non volevano mescolarsi alla politica, ma di certo dissentivano con un profondo vuoto dentro di sé.
E così i presenti a quell’assemblea, una sorta di ultima spiaggia di ambientalisti e residenti, sono tornati nelle loro case. Come la signora Rossana Lena Sanchez che, prima di addormentarsi, intorno all’una di notte, si è messa a scrivere una poesia.
“Addio vecchi tigli famigliari, fari di verde/ Anche se mi brucia, saprò perdonare chi vi uccide, vi rifiuta/Addio tigli cari della via de la Mariuta”.
Una poesia per esorcizzare quel taglio e, allo stesso tempo, un saluto agli alberi che incontrava ogni giorno e non vedrà mai più. Abita di fronte alla Mariuta, facevano parte della sua giornata. Nel vederli tagliati e distesi a terra più di qualcuno a Ronchi dei Legionari è rimasto spiazzato. Persone alla finestra che guardavo le ruspe e motoseghe in azione, gente pensierosa con il proprio cane lungo via Duca d’Aosta e anziani che quegli alberi centenari se li ricordavano fin da bambini. Una signora è uscita di casa con il proprio bastone per tributare l’ultimo saluto ai tigli di Ronchi dei Legionari. Alberi più anziani di lei. —
P. C.
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