«Edilizia scolastica nel limbo» La rabbia di sindacati e genitori

Reazioni veementi dopo la chiusura forzata della materna di via Romagna Previti (Uilscuola): «Manca una strategia». Ziberna: «Un caso costruito sul nulla»
Bumbaca Gorizia 03.11.2018 Materna via Romagna tetto in riparazione © Fotografia di Pierluigi Bumbaca
Bumbaca Gorizia 03.11.2018 Materna via Romagna tetto in riparazione © Fotografia di Pierluigi Bumbaca



Ieri è tornato il sole. Ma sulle scuole cittadine si è scatenato un temporale. Forte, veemente.

Il nodo del contendere? La chiusura «in fretta e furia» della scuola dell’infanzia di via Romagna a causa delle infiltrazioni di acqua piovana dal tetto: una decisione che ha finito con lo scatenare una marea di polemiche. In primis, fra i genitori costretti a recuperare repentinamente i propri figlioli per “cause di forza maggiore”. Non è difficile immaginare la sorpresa nell’apprendere che i piccoli non sarebbero potuti restare a scuola, o le corse lasciando ufficio e lavoro per andarli a prendere, i giri di telefonate per riorganizzare la giornata coinvolgendo magari nonni o altri parenti. Per chi ancora a questa possibilità.

Un caso, forse, di piccolo cabotaggio ma che alimenta tutta una serie di quesiti fra i sindacati della scuola. A prendere posizione è il segretario regionale della Uilscuola, Ugo Previti. Che non le manda a dire. «Le scuole dell’infanzia sono sempre state di competenza del Comune. Mi chiedo: è mai stata effettuata una ricognizione puntuale di questi edifici? Ci sono delle schede in cui vengono elencati i punti deboli delle varie strutture scolastiche e le priorità di intervento? Credo proprio di no. E dire che eravamo la provincia messa meglio in fatto di sicurezza degli edifici scolastici».

Altro quesito: «A quanto ammonta il capitolo di bilancio dedicato all’edilizia scolastica? Non vorrei che tale “voce” sia stata sacrificata per andare a finanziare altri settori della pubblica amministrazione. Lo stato in cui versano le scuole deve essere prioritario per l’amministrazione comunale. Parliamo di bambini e bisogna garantire loro ambienti sicuri».

Previti pensa anche ai disagi procurati alle famiglie. «Ci sono mamme e papà costretti a lavorare entrambi per mandare avanti la baracca e noi, venerdì scorso, abbiamo rispedito i loro figli a casa. Non tutti hanno i nonni. Ho sempre pensato che prevenire i problemi costi moto meno. Ora stenderanno i teloni? Ma non siamo mica al circo...». Il sindacalista è un fiume in piena. «Già la chiusura della Provincia ha portato disorientamento. La sensazione è che manchi una politica seria di edilizia scolastica. Non è mai stato convocato un tavolo e si vive nella speranza che non succeda nulla. Non c’è la cultura della prevenzione. Mi auguro che il Comune faccia tesoro di quanto successo e cambi marcia perché su questo tema non si scherza. Ripeto: parliamo di bambini».

Altrettanto veemente la risposta del sindaco Rodolfo Ziberna. Che parla, senza mezzi termini, di «un caso costruito sul nulla. Mi piacerebbe che, prima di parlare, i sindacati della scuola si informassero e prendessero in mano le carte. Gli investimenti principali sono stati effettuati sull’edilizia scolastica. Nell’ultimo anno, a causa dei paletti del Patto di stabilità, gran parte del milione 200 mila euro disponibili sono stati utilizzati proprio per le scuole, in primis per la media Perco, danneggiata da un incendio. E soltanto una minima percentuale dei 500 mila euro utilizzati è stata rimborsata dall’assicurazione. Ripeto: chi parla, evidentemente non ha letto nè le delibere, nè le pagine dei giornali».

Sul caso specifico di via Romagna, Ziberna risponde che «può capitare. Insomma, può accadere che, installando i pannelli fotovoltaici, il tetto possa spandere. E poi, se questo incidente di percorso è il più grande problema di edilizia scolastica che abbiamo a Gorizia, dobbiamo essere soddisfatti. Significa che non ci sono veri problemi». —



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