Effetto AcegasAps, cresce l’utile di Hera

TRIESTE. Il primo trimestre “consolidato” di Hera, comprendente la neo-acquisita AcegasAps, evidenzia come l’arrivo dell’utility triestino-padovana abbia consentito un bel balzo in avanti agli indicatori del gruppo emiliano-romagnolo.
È vero che i numeri, in linea di massima, sarebbero stati positivi anche senza AcegasAps (come con curiosa insistenza sottolinea il comunicato diffuso ieri mattina dopo il cda), ma sia sui volumi che sulla marginalità il contributo della nuova arrivata è parso molto significativo. Lo si nota già dai ricavi: il trimestre ha totalizzato 1450,8 milioni (+5,6%), di cui oltre 162 milioni apportati dalla società giulio-patavina, senza la quale sarebbe apparso a questa voce il segno “meno”.
Il presidente Tomaso Tommasi di Vignano, durante la conference call pomeridiana con gli analisti finanziari, ha insistito sui quasi 2 milioni di clienti di Hera, tra gas (1,2 milioni) ed elettricità. Lo stesso Tommasi si è detto soddisfatto della trimestrale che conferma le previsioni del piano presentato nell’ottobre 2012, nel quale l’integrazione di AcegasAps rappresenta la metà della crescita da qui al 2016.
Nei dati, consultabili nel grafico allegato, risalta lo sforzo del gruppo di migliorare, a fronte di una generalizzata flessione dei volumi venduti, i risultati operativi. L’utile netto a 86,7 milioni è frutto dell’incremento di Hera, misurato in 6,6 milioni (+9,5%), e dell’apporto di AcegasAps per 10,3 milioni (quando il primo trimestre 2012 dell’azienda triestino-padovana si era chiuso con 7 milioni di profitti). Si tratta di un risultato “depurato” da 73,8 milioni derivanti dal differenziale tra valore netto delle attività AcegasAps e e quanto pagato per l’aggregazione.
A sua volta, il margine operativo lordo sale a 281,5 milioni, fruendo dei minori costi delle materie prime. Anche nella formazione del mol l’incidenza di AcegasAps, circa un settimo del totale, è ben avvertibile: si tratta di quasi 42 milioni (a gennaio-marzo 2012 erano 35,2 milioni), mentre l’aumento di Hera “stand alone” riguarda circa 15 milioni (+6,6%). Ambiente, ciclo idrico, gas sono le aree sulle quali la società triestino-padovana ha conferito i numeri più pesanti. Si tenga presente che nella struttura della marginalità del gruppo il gas “copre” un preponderante 47,8%, l’ambiente rappresenta il 23,3%, l’idrico il 18,6%, l’elettricità l’8,9%.
Se queste sono le cifre in positivo, è doveroso ricordare anche gli aspetti critici dell’arrivo di AcegasAps, in primo luogo l’indebitamento: la ricca “dote”, conferita da Trieste e Padova, porta infatti la posizione finanziaria netta del gruppo alla rispettabile quota di 2,6 miliardi, su cui Hera insiste per 2,1 miliardi.
Tempo di prime valutazioni stagionali per tutte le “utilities” quotate. Generalmente buoni i numeri realizzati da Ascopiave, socia di minoranza di Hera in EstEnergy. Atiiva soprattutto nel gas, l’azienda trevigiana, pur perdendo il 6,4% di ricavi a quota 371 milioni, ha di molto corretto il tiro nella gestione, che era stata duramente colpita dalla vicenda Sinergie Italiane. Il margine operativo lordo si è giovato, nonostante il calo del fatturato, di un miglioramento commerciale e tariffario riguardante distribuzione e misura del gas. Come si diceva e come è possibile verificare nell’eclatante crescita dell’utile netto (+89%), la significativa riduzione della perdita relativa a Sinergie ha consentito all’utility della Marca di tornare ai vecchi fasti. Ottimo il rapporto debito/patrimonio a 0,34.
Aggiusta una gestione spesso criticata e affardellata dai debiti anche Iren, l’utility di Nordovest (Torino-Genova-Reggio-Parma-Piacenza), in passato candidata al “connubio” con AcegasAps. Tra l’altro dovrebbero decollare entro la fine del 2013 il rigassificatore di Livorno e il Polo ambientale di Parma. Resta in piedi una difficile “governance” con tensioni irrisolte tra gli azionisti.
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