Electrolux, lo stop in Usa pesa sui conti

Trimestre in rosso ma perdite al di sotto delle attese. Il 10 febbraio summit azienda-sindacati sugli impianti italiani
Uno stabilimento della Elettrolux
Uno stabilimento della Elettrolux

MILANO. Finisce in rosso l’era di Keith McLaughlin alla guida di Electrolux. Ma il boccone è meno amaro di quanto si pensasse alla vigilia della presentazione, avvenuta ieri, del bilancio trimestrale del colosso svedese che raggruppa i marchi Aeg, Zanussi e Frigidaire. Gli analisti infatti temevano perdite più consistenti (300 milioni di corone) rispetto a quelle poste nell’ultima riga (200 milioni, pari a 23 milioni di dollari) del conto economico della società per i tre mesi finali del 2015. La società ha proposto agli azionisti una cedola da 6,5 corone. Tutti fattori che hanno portato i mercati a premiare il titolo con un rialzo del 3%. Certo, i profitti dello stesso periodo dell’anno scorso (oltre 1 miliardo di corone) sono un lontano ricordo. Tuttavia Electrolux riesce ad archiviare, con cicatrici rimarginabili, la ferita americana che ha visto l’annunciata e tanto attesa fusione da 3,3 miliardi di dollari con la divisione elettrodomestici di Ge volare sul fronte opposto, in Cina, alla corte di Haier. A complicare la faccenda ci ha pensato un cavillo legale che ha imposto ad Electrolux di dover sborsare 175 milioni di dollari per la mancata acquisizione degli americani di Ge. Un ko strategico e finanziario che è costato la poltrona a Keith McLaughlin, pronto al pensionamento anticipato, al quale subentrerà lunedì primo febbraio il nuovo Ceo Jonas Samuelson.

A dispetto della batosta americana, Samuelson trova un’azienda che non ha perso terreno nel corso del 2015. È vero che le vendite faticano a prendere quota, colpite dalla debolezza dei mercati latino americani, ma il giro d’affari va avanti e non arretra, pur in uno scenario globale segnato da incertezze e alta volatilità. Infatti per il secondo produttore mondiale di elettrodomestici, dietro i rivali di Whirlpool, i ricavi aumentano dell’1%, a quota 3,7 miliardi di dollari. Negli ultimi 3 mesi del 2015 le vendite in Europa occidentale sono aumentate del 3%, mentre sul versante orientale del continente, a causa della crisi russa, sono precipitate del 24%. I mercati emergenti e le tempeste valutari hanno indebolito i conti in Brasile, sudest asiatico, al contrario l’America cresce dell’8%. Va forte soprattutto la divisione dei Prodotti professionali che ha una sua unità produttiva in Italia a Porcia.

Il segmento si è dimostrato, anche nell’ultimo trimestre 2015, molto redditizio con un margine operativo del 14,8%. Secondo gli analisti di Dnb, potrebbero arrivare su questo settore le prossime acquisizioni. Il risiko del bianco negli Stati Uniti, il mercato più espansivo del momento (in crescita dell’8%), ha rimesso in gioco i cinesi di Haier e crea non pochi problemi allo sviluppo americano di Electrolux che oggi dovrà considerare strategie alternative.

Che potrebbero arrivare proprio nel segmento dei prodotti professionali. Intanto si va formando la nuova squadra di Electrolux, che per il momento non prevede cambiamenti ai vertici italiani. Dan Arler è stato nominato a capo della visione europea mentre Alan Shav guiderà la società in Nord America. Il 10 febbraio a Mestre la multinazionale svedese incontrerà i sindacati per fare il punto della situazione sugli impianti italiani. In agenda c’è l’addio ai contratti di solidarietà per gli impianti di Forlì e forse anche per Susegana, mentre per Solaro e Porcia non dovrebbero esserci cambiamenti rispetto al piano industriale, anche se l’impinato milanese risulta ancora quello con maggiori difficoltà.

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