La bora e il gelo non ostacolano il tuffo: celebrata a Trieste l’Epifania dei serbo ortodossi

Pavle Ulamovic è stato il più veloce a recuperare la corona nel canale. Il rito a Ponterosso rievoca il battesimo di Gesù nel Giordano

Ugo Salvini
Il protopresbitero stavroforo Raško Radović Foto Silvano
Il protopresbitero stavroforo Raško Radović Foto Silvano

Neppure il freddo e la bora li hanno scoraggiati. Come da programma, poco prima di mezzogiorno si sono tuffati nelle gelide acque del canale di Ponterosso, pur di rinnovare ancora una volta il momento più suggestivo del tradizionale rito dell’Epifania serbo ortodossa, che consiste nel recupero della corona d’alloro, gettata in mare dal sacerdote celebrante.

Sono la dozzina di fedeli, fra i quali anche una donna, che, incuranti del folate di vento e di una temperatura che non invitava certo a sfide del genere, si sono coraggiosamente tuffati, assistiti da alcuni componenti del Circolo sommozzatori di Trieste, non appena il protopresbitero stavroforo, Raško Radović, ha gettato in mare la corona d’alloro, dando vita a una breve, quanto estemporanea, gara di nuoto per poterla riportare nelle mani del sacerdote. Il tutto mentre le campane della vicina chiesa dedicata a san Spiridione suonavano e la folla di amici, parenti, curiosi, assisteva all’inusuale spettacolo, per poi tributare l’immancabile applauso al ritorno a riva dei coraggiosi tuffatori.

Il più veloce nel recupero della corona è stato Pavle Ulamovic, un 15enne che orgogliosamente ha consegnato nelle mani del parroco l’ambito simbolo dell’Epifania. «Sono felice – ha detto Pavle, avvolto nell’accappatoio che i familiari gli anno subito messo sulle spalle, non appena giunto alla sommità della scaletta sistemata sul bordo del canale – perché essere il protagonista di questa cerimonia costituisce un motivo di eccezionale soddisfazione». Poi tutti hanno raggiunto la sala delle cerimonie della comunità serbo ortodossa, situata sul retro della chiesa, per l’immancabile brindisi e i festeggiamenti di rito.

La giornata dell’Epifania si era aperta alle 9, nella chiesa di san Spiridione, con la divina liturgia, celebrata da Raško Radović, davanti a una folla di fedeli. Per i credenti serbo ortodossi infatti il giorno della celebrazione della manifestazione di Dio è particolarmente importante, perché ricorda il battesimo di Gesù nel fiume Giordano per opera di san Giovanni Battista, alla presenza dello Spirito Santo sotto forma di colomba. L’Epifania dei serbo ortodossi è stata celebrata oggi, 19 gennaio, in un momento diverso rispetto ai cattolici, in quanto la chiesa serbo ortodossa segue il calendario giuliano, mentre la cattolica rispetta quello gregoriano.

Nel corso della celebrazione in chiesa, Radović ha ricordato «la necessità di operare tutti per la pace nel giorno dell’Epifania». Poi, a rito concluso, ha ringraziato «tutta la città perché, soprattutto in questo momento, siamo tutti fratelli e oggi ne abbiamo avuto un’ulteriore prova». «Accanto ai nostri fedeli – ha aggiunto – ho visto infatti molti triestini e questo è un grande segnale».

Molto soddisfatto anche il presidente della comunità serba di Trieste, Zlatimir Selakovic: «L’organizzazione anche stavolta è stata perfetta – ha commentato – perciò siamo doppiamente appagati. L’Epifania per la nostra comunità è un momento di preghiera ma anche di socializzazione, d’incontro, di cordialità». —

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