A Sagrado l’addio a Federica Maschietto sulle note di un dj americano
Troppo piccola la chiesa di San Nicolò vescovo per le esequie della 51enne deceduta per un malore. La celebrazione è stata presieduta da don Sponton

Al termine della funzione, mentre la chiesa inizia lentamente a svuotarsi, risuonano le note di “Your Love” del dj statunitense Frankie Knuckles: è la canzone che Federica Maschietto, scomparsa improvvisamente a soli 51 anni, amava ballare nei dance floor. «Il tuo amore / non farmi aspettare troppo / ho bisogno del tuo tocco / non posso lasciarlo andare». Parole che hanno accompagnato, quasi come un testamento laico, l’ultimo saluto della bartender originaria di Villaggio del Pescatore, ma sagradina da sempre, con una vibrazione profonda, fedele alla sua anima libera ed energica.
La chiesa parrocchiale di San Nicolò vescovo non è riuscita a contenere le persone. Ma soprattutto non ha potuto arginare la travolgente ondata di commozione e sentimenti che si è riversata tra le navate, in una giornata gelida e solare allo stesso tempo. Quasi a sublimare quelle emozioni. Il vento della Bisiacaria a schiaffeggiare i presenti, così come aveva fatto, pochi giorni prima, la notizia dell’improvvisa scomparsa di Federica. Un colpo al cuore, che ha lasciato attoniti e increduli. Eppure il sole, ostinato e limpido, sembrava quasi voler consolare i tantissimi presenti, ricordare la personalità luminosa di “Fede”: positiva, innamorata della vita, aperta all’incontro con gli altri. Affranti, composti in un dolore che sovrasta, il marito Paride, il figlio Ian, la mamma Remigia, il fratello, la sorella, i nipoti e una comunità intera, di qua e di là dell’Isonzo: quel fiume che la chiesa di San Nicolò ti fa ammirare dall’alto, in un silenzio che ieri pareva irreale.
La celebrazione è stata presieduta dal parroco don Giovanni Sponton e ha partecipato anche il sindaco Marco Vittori.
Un addio composto, ma attraversato da un dolore che faticava a restare in silenzio, fatto di lacrime trattenute, abbracci lunghi, mani strette. Sulla bara, la fotografia artistica scattata a Patmos, l’isola greca che per Federica e la sua famiglia era diventata un luogo dell’anima. In molti, uno dopo l’altro, le hanno portato una rosa, gesto semplice e intimo, come a volerle parlare ancora.
Nell’omelia, il parroco ha invitato i presenti a non disperdere ciò che Federica Maschietto ha lasciato. «Dobbiamo tenere viva la luce che lei ha saputo accendere in noi, con il suo modo di fare – ha affermato –. Dobbiamo ringraziare il Signore per averci fatto incontrare la sua gioia di vivere. La sua capacità di regalare amicizia rimarrà nei cuori. I legami che ha costruito non si spegneranno. Ed è questo che ci consola, in un momento di dolore che pare sopraffarci. A Ian, a Paride, alla mamma Remigia, al fratello, alla sorella e a tutti i familiari diciamo semplicemente: noi vi vogliamo bene».
Un gesto più di ogni altro racconta chi fosse Federica. La sua scelta di donare gli organi, espressa in vita e rispettata dopo la morte, consentirà ad altre persone di continuare a vivere. Un atto generoso, silenzioso, anonimo: ma soprattutto coerente con il modo di essere e di stare al mondo di questa giovane donna della “Generazione X” che tanti avevano imparato ad apprezzare nelle sue diverse attività in diversi locali della Bisiacaria e in terra giuliana.
Riproduzione riservata © Il Piccolo









