Violenza sui migranti emergenza senza fine. E Fedriga su Albanese «Segnale preoccupante»

Focus su Trieste e i drammi della Rotta balcanica al premio Luchetta. Il governatore critico sul riconoscimento alla relatrice dell’Onu

 

Valeria Pace
Il premio Lucchetta Rotta balcanica. Da sinistra Candito, Schiavone, Piuzzi, Vitaliani e Altin. Foto Silvano
Il premio Lucchetta Rotta balcanica. Da sinistra Candito, Schiavone, Piuzzi, Vitaliani e Altin. Foto Silvano

La seconda giornata del premio Luchetta è stata segnata dal rinfocolarsi delle polemiche per la premiazione della relatrice speciale Onu per i territori palestinesi occupati Francesca Albanese con l’intervento del governatore Massimiliano Fedriga che ha definito «preoccupante» la decisione della Fondazione, ma è iniziata con la premiazione della categoria Rotta balcanica.

Albanese a Trieste: «Spaventa la mancanza di empatia di chi non sa vedere ciò che accade a Gaza»
La consegna del premio Luchetta a Francesca Albanese (Lasorte)

Dopo l’intervento del giorno precedente dell’assessore regionale alla Sicurezza Pierpaolo Roberti che ha bollato come «sconcertante» la premiazione di Albanese «nella città in cui sono state presentate le leggi razziali», anche il presidente del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga ha esternato la sua sorpresa. La scelta, secondo lui, «mette in discussione i valori di civiltà, democrazia e accoglienza che hanno sempre contraddistinto questa terra. La decisione di invitare persone pubblicamente censurate da Stati democratici per le loro posizioni rappresenta, di fatto, un segnale preoccupante e un atto contrario alla libertà e alla verità».

 

Ma sabato mattina, al teatro Miela, tutta l’attenzione era rivolta al fenomeno migratorio, con la premiazione della categoria Rotta balcanica. Si è parlato del fatto che lungo la Rotta balcanica si muore senza diritto a un’identità, e i fantasmi che sopravvivono e arrivano a Trieste abitano da invisibili gli spazi della città grazie ai servizi di Alessia Candito su Repubblica, Alessia Piuzzi sulla Vita Cattolica e Anna Vitaliani con Renato Orso della TgR Fvg che hanno acceso una luce su questi fenomeni.

C’è una valle in Bosnia, quella della Drina, dove ai margini dei cimiteri si trovano lapidi marcate da “N.N.”. Là, madri di Srebrenica danno una mano come possono ai migranti, e c’è chi si è preso la missione di dare un volto ai morti ignoti, aiutando le loro famiglie e i loro cari a sapere che fine abbiano fatto, ha raccontato Piuzzi. C’è un sistema di violenza che è uguale in Libia, lungo la Rotta balcanica e addirittura in centro a Trieste, dove migranti vengono sequestrati e torturati in videocall con la famiglia per riuscire a estorcere riscatti, ha spiegato a tutta Italia il longform di Candito, selezionato come vincitore. E ci sono, poi, le storie di ingegneri informatici che si trovano a dormire all’addiaccio davanti alla stazione ferroviaria di Trieste per settimane in attesa di un posto in accoglienza, hanno fatto vedere Vitaliani e Orso.

Le giornaliste sabato, in occasione della premiazione della prima classificata Candito, hanno dialogato sul palco del Miela con Gianfranco Schiavone, presidente del Consorzio italiano di solidarietà (Ics) e Roberta Altin, docente di Antropologia all’Università di Trieste. Nella giornata c’è stata anche la premiazione della categoria radiotv, stampa internazionale, reportage e fotografia.

Riproduzione riservata © Il Piccolo