Ferì al fianco il cugino La difesa: «Si verifichi la gravità delle lesioni»
Aveva ferito al fianco il cugino con un coltello da cucina. Cipriano Cascone, napoletano residente a Monfalcone, è finito a processo con l’ipotesi di accusa di tentato omicidio. I fatti risalgono allo scorso luglio. Al Tribunale di Gorizia, davanti al Collegio presieduto dal giudice Marcello Coppari, s’è tenuta l’udienza filtro. Il partenopeo è stato portato in aula dalle guardie carcerarie, da 4 mesi in custodia cautelare. Il pubblico ministero Ilaria Iozzi ha presentato l’elenco dei testimoni, oltre alla richiesta dell’esame dell’imputato. Quindi è toccato alla difesa, rappresentata dall’avvocato Paolo Bevilacqua. Il legale s’è detto «stupito» dalle richieste del pm. «Stiamo parlando di un tentato omicidio con un coltellino da cucina – ha esordito –. Ci sono poi intercettazioni ambientali e messaggistica in stretto dialetto napoletano. Indicano una situazione contingente per cui mi sarei aspettato una richiesta in ordine ad una perizia tecnico scientifica».
Il legale ha avanzato l’istanza circa la presentazione da parte della pubblica accusa degli elementi in ordine alla legittimità, provenienza ed al contesto dei messaggi «estrapolati» dalle relative conversazioni. Ha indicato il percorso difensivo spiegando: «Tra i nostri testi rientrano 5 dottori, esperti in psichiatria e medicina legale» e ha presentato la documentazione sanitaria circa lo stato del proprio assistito dal suo ingresso in carcere ad oggi. Il difensore ha poi espresso la richiesta di una perizia medico-legale, «che sarà verosimilmente sulla falsariga di ciò che è stato prodotto dal pubblico ministero», aggiungendo: «Il soggetto ferito era stato dimesso dopo due giorni, non conosciamo la prognosi, né la tipologia delle lesioni riportate». Una perizia medico-legale, ha continuato, a fronte di un ampio quesito, riguardante anche la verifica del tipo di arma utilizzata, con la comparazione di un coltello analogo. Il legale chiesto inoltre una perizia tecnico-merceologica, il tutto per stabilire l’idoneità e la capacità di attingere dell’utensile da cucina, considerando che «il coltellino in questione è dell’Ikea e non ha una lama d’acciaio». S’è poi riservato la richiesta di una perizia tecnica in relazione alle intercettazioni ambientali e alla messaggistica, nonché ulteriori altre indagini. L’avvocato Bevilacqua s’è quindi soffermato sulla custodia cautelare: «Con la convalida di fermo, avvenuta il 23-24 luglio 2019, il mio assistito è ad oggi detenuto per essere imputato di tentato omicidio. Al di là del Riesame che aveva confermato il carcere, nulla è stato chiesto. C’è pericolo di fuga o di reiterazione del reato per la condotta ascritta all’imputato che il giorno dopo il fatto s’era spontaneamente costituito e aveva ammesso quanto accaduto fornendo una propria interpretazione nell’ambito delle “spontanee dichiarazioni”?». Ha fatto riferimento alla pericolosità ponendo dubbi sulla sussistenza. E ha aggiunto: «Quattro mesi di carcere sono già una particolare sofferenza e non si tratta di un anticipo di pena». Il legale, come ha spiegato, non ha chiesto una revoca della misura, ma una sua graduazione. Il pm, osservando che «oggi mi è sembrato di anticipare il processo», ha affermato che la perizia medico-legale va piuttosto richiesta dopo l’esame dei propri testi e quindi delle risultanze medico-legali raccolte. L’ha ritenuta «superflua», tuttavia, qualora ci sarà la necessità di approfondire, non farà opposizione. Sulle intercettazioni ambientali ha osservato che «nulla tolgono e aggiungono rispetto a quanto è stato raccolto». Il Collegio s’è ritirato in Camera di consiglio. Ha accolto le richieste delle parti ammettendo le prove, riservandosi la decisione sulle perizie all’esito delle produzioni documentali e delle risultanze testimoniali.—
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