Ferriera, quattro sindacati schierati contro la Cgil

In Ferriera si spegne l’area a caldo ma si accende la polemica tra i sindacati. Da una parte gli autonomi Failms, Fim Cisl, Uilm, Usb-lavoro privato. Dall’altra parte Fiom Cgil.
A dare fuoco alle polveri, interviene stavolta una nota congiunta stilata dalle sigle favorevoli a chiudere un accordo con il gruppo Arvedi sulla base della dismissione dell’area “a caldo”, in cambio di una serie di garanzie. Proprio su questa differente impostazione le quattro organizzazioni sindacali, schierate lungo uno schieramento dal marcato tratto “trasversale”, attaccano frontalmente Fiom Cgil: il messaggio è inequivocabile già dal titolo del comunicato «Fiom Cgil difende l’area a caldo, non i lavoratori. Basta strumentalizzazioni dell’accordo sindacale».
Le quattro sigle rilevano lo «stillicidio di assurdità» sul possibile accordo che si va profilando con l’azienda, in quanto Fiom Cgil - a loro giudizio - starebbe creando «paure e incomprensioni a regola d’arte», al fine di innalzare «strumentalmente una vera e propria cortina fumogena». Come fa poi Fiom Cgil- incalza la nota quadripartita - a sapere di cosa si parla, dal momento che in occasione dell’ultimo incontro ha abbandonato il tavolo prima che la discussione iniziasse.
La quadruplice alleanza spiega inoltre gli «elementi di garanzia» che saranno formalizzati nel redigendo accordo di programma: rioccupazione di tutti i lavoratori dell’area a caldo, maggiori tutele per i contratti dei precari in scadenza a breve, applicazione di una cassa integrazione ammorbidita attraverso rotazioni, anticipi, maggiorazione della quota prevista per legge.
L’area a caldo sarà chiusa il 31 gennaio 2020. Il piano industriale, che dovrebbe essere votato dalle maestranze il 7 gennaio, prevede la bonifica della zona interessata, rilancio della logistica, riconversione della centrale elettrica, rafforzamento del laminatoio, la possibilità di installare una linea di ricottura. Arvedi ci metterà 180 milioni e si dà due anni per realizzare il piano.
Stamane alle 11 Usb ne parlerà nella sede di via Ponziana. Sul piano politico da rilevare l’intervento di Antonella Grim (Italia viva), che contesta motivi e modalità della chiusura dell’area a caldo, scrivendo in una nota «di giacobinismo ambientale che porterà Trieste a privarsi di un altro pezzo di produzione industriale nazionale». —
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