A nuoto da Miramare a piazza Unità: Ferruccio Caucci vince la sua sfida a 83 anni
L’impresa del triestino, residente a Claut da diversi anni: la traversata di 7,2 chilometri nel golfo

Ce l’ha fatta. Il triestino Ferruccio Caucci ha vinto la sua sfida: a 83 anni ha traversato a nuoto i 7,2 chilometri del golfo di Trieste che dividono il castello di Miramare da piazza Unità d’Italia.
Scortato da una barca appoggio e dalle motovedette di Guardia di Finanza e Capitaneria di Porto, è partito alle 7.30 di domenica mattina ed è arrivato quando mancavano due minuti a mezzogiorno. Ad attenderlo sulle Rive c’era una dozzina di supporter in trasferta da Claut, il paese dove vive da anni insieme alla sua Maria Grazia.
L’arrivo alla Scala Reale era previsto attorno alle 11.30, ma, in casi del genere, mezz’ora di “ritardo” sulla tabella di marcia è solo un dettaglio marginale.
Il tifo
Cuffia rossa, occhialini, snorkel centrale, tappa naso, corpetto smanicato in neoprene nero, pinne corte da piscina e boa alle spalle, Ferruccio Caucci ha mantenuto un ritmo costante e quando, bracciata dopo bracciata, si è affacciato al bacino San Giusto, le prime urla di incitamento sono arrivate dal molo Audace dove amici e amiche lo aspettavano con ansia.
Il suo passaggio ha destato subito curiosità, ma l’attenzione nei suoi confronti è cresciuta sul finale quando, a ormai un centinaio di metri dall’obiettivo, sono partiti veri e propri cori da stadio: «Ferruccio, Ferruccio, Ferruccio», ritmavano i fan.
I turisti per un momento si sono dimenticati delle statue della Scala Reale e hanno puntato tutti i cellulari verso il mare o hanno sostenuto a loro volta l’impresa con gli applausi. Ad accompagnare le ultime bracciate è stata anche la sirena della motovedetta della Guardia di Finanza e con lei quella della nave da crociera ormeggiata al molo Bersaglieri, la Mein Schiff 4.
L’arrivo
La testa esce dall’acqua per uno sguardo rapido verso la riva, le braccia sono pesanti, ma lo sforzo è ormai arrivato al termine. Tra un “Bravo”, un “Grande” e tanti applausi, mano destra allungata in avanti, Ferruccio fa gli ultimi due metri d’inerzia. Tocca lo scalino sommerso, solleva la testa e saluta. Dietro agli occhialini e allo snorkel la sua soddisfazione non si vede, ma si può immaginare. Ce l’ha fatta.

Passa un secondo e si tira su. Si ferisce all’avanbraccio, ma non se ne accorge. Mentre tutti festeggiano per lui, sta seduto nell’acqua e, appoggiato agli scalini, guarda verso il mare. Tutto quel blu lo ha attraversato davvero. A nuoto. Da solo. A 83 anni.
Non ci mette tanto a riprendere fiato. Toglie il boccaglio, gli occhialini, la cuffia, le pinne. Ad attenderlo per il Comune di Trieste c’è il presidente del Consiglio comunale Francesco Panteca che, prima di consegnargli il gagliardetto rosso con l’alabarda, nonostante il completo grigio e la cravatta, si abbassa per aiutarlo ad alzarsi.
I due cominciano a parlare un istante dopo. Ferruccio inizia a raccontare come se niente fosse: «È stata dura per il freddo. All’inizio mi sono venuti i crampi. Non è la stagione giusta, andava fatto prima», spiega al presidente del Consiglio comunale che ascolta interessato e sinceramente ammirato.
Maria Grazia prende sottobraccio il suo Ferruccio e appoggia la testa alla sua spalla. Gli occhiali da sole nascondono l’emozione. «È stata una bella sofferenza», dice la “fidanzata”. «Mi chiama così, è un po’ antico», sorride. La tensione ormai è alle spalle e ogni impresa va bagnata con un brindisi, così un’amica arrivata da Claut stappa una bottiglia e gli fa la una doccia di bollicine. Poi c’è chi gli offre una polpetta. Ma se anche sembra fresco come una rosa, è comunque troppo presto per mangiare dopo uno sforzo del genere.
Il commento
Non è presto, invece, per le interviste e per le battute: «Potrei anche scherzare e dire “Adesso torno indietro senza pinne”, ma non scherzo: è stata dura. L’ho fatto una volta e non lo farò mai più. Sono contento di aver chiuso questo cerchio perché questa traversata qui sembra che non l’abbia fatta mai nessuno: sono il primo e non parlo di “anzianotti”, non è stata mai fatta proprio in genere».
A spingere Ferruccio all’impresa è stato l’amore per la sua città natale: «È una traversata iconica - dice -. Unisce i due punti più belli di Trieste: il castello di Miramare e piazza Unità d’Italia. Unirli sull’acqua è una bella cosa. All’inizio, con l’acqua fredda e i crampi mi sono detto “Sarà dura finirla”, ma poi, metro dopo metro, bracciata dopo bracciata, vedevo a che punto ero e, pian piano, sono venuto avanti. Ma ero al limite. Poi ho visto i due pennoni della piazza e ho capito che ero a casa. La cosa più dura, però, è stato il sale in bocca. Ma ora arriva il dolce».
Il dolce è la gloria. E come da promessa del sindaco Roberto Dipiazza, ad aspettarlo adesso c’è il Sigillo trecentesco della città.
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