Fincantieri progetta la nuova Montecarlo

TRIESTE. Fincantieri “immobiliarista”? Non proprio, ma quasi. Sta di fatto che martedì 23 luglio il gruppo italiano, controllato da Cassa depositi e prestiti tramite Fintecna, ha risposto al bando del Principato di Monaco e ha presentato la sua candidatura per il prolungamento a mare del Principato medesimo, ormai assediato dal cemento. E, poichè la disponibilità di aree a terra è quella che è, l’idea è di guadagnare spazi verso il Tirreno.
All’esca del tanto abbiente quanto striminzito Principato hanno abboccato in quattro: a parte Fincantieri, la Vinci, l’Anse du Portier-Bouygues T.P. et Le Portier Holding, Terraforma Monacogildo Pastor Pallanca. In ballo c’è una commessa di un miliardo di euro per le opere infrastrutturali, coperta dal governo monegasco. I lavori dovrebbero essere completati entro il 2024 e dovrebbero portare alla realizzazione di una “penisola” da 6 ettari, che ospiterebbe immobili alti non più di 10 piani, zone commerciali, aree verdi, una darsena turistica.
Bene: ma Fincantieri cosa c’entra? Nel quadro della diversificazione produttiva, vero refrain dell’era Bono, c’è anche la volontà di costruire grandi strutture offshore, collegabili alla terraferma. Qualche anno fa si parlò della possibilità di risolvere il sovraffollamento carcerario nazionale ricorrendo a “galere galleggianti”, che l’allora sindaco genovese Marta Vincenzi, poco convinta, definì “alcatraz”. Al riguardo, venne costituito un apposito ufficio, che ha sede a Trieste a palazzo della Marineria, dove alberga la divisione costruzioni mercantili Fincantieri. Se i detenuti italiani non hanno finora goduto di vista-mare, galeotta (se ci è consentita la battuta) fu però quell’idea, che oggi viene buona per risolvere il sovraffollamento del Principato. In sostanza, Fincantieri pensa di costruire una serie di strutture che verrebbero portate via-mare sulla costa monegasca e fissate con appositi ancoraggi al fondo marino. Dopodichè Fincantieri, nel dossier di presentazione, ha ricordato anche teatri e casinò realizzati a bordo delle grandi unità crocieristiche, per documentare il proprio know-how non esclusivamente metalmeccanico.
Un’estensione a mare, come quella pensata dallo staff del principe Alberto, non è una novità assoluta, perchè operazioni di questo tipo sono già state compiute a Beirut, a Dubai, nel Qatar.
Il passo di Fincantieri è stato “scortato” anche a livello istituzionale, come testimonia una lunga dichiarazione del sottosegretario allo Sviluppo Economico Simona Vicari, parlamentare pidiellina, già sindaco di Cefalù e in gioventù esponente socialdemocratica, che fa riferimento ai «positivi colloqui avuti attraverso il nostro ambasciatore a Monaco Antonio Morabito con il ministro dell’economia Jean Castellini e con il primo ministro Michel Roger».
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