Finestra sulla natura al museo Comel: i visitatori crescono anche senza scuole

Nell’ultimo biennio le giornate di apertura sono state 516. Nel 2018 registrato un incremento di quasi 500 presenze
Bumbaca Gorizia 03.01.2019 Museo Comel © Fotografia di Pierluigi Bumbaca
Bumbaca Gorizia 03.01.2019 Museo Comel © Fotografia di Pierluigi Bumbaca

A Gorizia il museo di Scienze naturali non passa mai di moda

GORIZIA Una realtà che, ad una prima occhiata, può sembrare piccola ma che, invece, è una grande sorpresa per chi sceglie di scoprirla a fondo. E che, soprattutto, da anni è in costante ascesa. È il museo di scienze naturali Alvise Comel di Gorizia, un’autentica finestra sulla natura, sulla biodiversità e sull’essenza del nostro territorio. Un museo gestito dall’omonima associazione naturalisti guidata dal presidente Giuliano Spangher, sodalizio che ha appena iniziato l’anno del suo 50° compleanno, il 2019, lasciandosi alle spalle un 2018 da record.

Dodici mesi che hanno visto aumentare sensibilmente le presenze (3.433, tra visitatori, corsisti, studenti, relatori ed esperti coinvolti in esposizioni o altre iniziative, contro i 2.965 del 2017), ma anche consolidare un’attività sempre più intensa. Nell’ultimo biennio le giornate di apertura sono state 516, contro le 266 previste, sostanzialmente il doppio, e anche le ore di attività del museo sono aumentate di oltre 700 unità rispetto alle previsioni, attestandosi (dato aggiornato alla fine del novembre scorso) a quota 3.424. Niente male davvero per un museo che è allestito e curato da un’associazione, la Alvise Comel appunto, e che si caratterizza sempre di più come una vera e propria eccellenza a livello provinciale ma anche regionale. Con una particolarità: se gli altri musei di scienze naturali presenti nei capoluoghi del Friuli Venezia Giulia, magari più grandi e celebrati, sono strutture sostanzialmente generaliste, il “Comel” di Gorizia è specializzato e focalizzato sulla realtà locale, e dunque sulla natura dell’Isontino e del Collio.

Davvero tantissime sono le proposte che gli appassionati o i semplici curiosi possono scoprire nei 400 metri quadrati delle cinque sale espositive ospitate in via Brigata Avellino, nell’edificio un tempo adibito a scuola elementare: si va dal percorso che descrive il Collio di 45 milioni di anni fa alla ricca collezione di lepidotteri frutto del “Progetto Calvario” (che ha portato peraltro i ricercatori dell’associazione a individuare e classificare 54 specie diverse di farfalle sul monte), dall’ultima arrivata, ovvero un’esposizione sulla petrografia (lo studio delle rocce) alle pregevoli e curatissime riproduzioni in legno delle specie di pesci e di uccelli presenti nel Goriziano.

Non mancano poi reperti più “esotici”, che permettono al visitatore di fare interessanti confronti con la natura locale. Insomma, il “Comel” è uno scrigno con migliaia e migliaia di preziosi gioielli al suo interno. Compresa una fornitissima biblioteca naturalistica con più di 12 mila titoli catalogati in un apposito database, che comprende anche la collezione di alcune riviste, come ad esempio la celebre “National Geographic”. B

iblioteca destinata a breve ad ampliarsi notevolmente, visto che una sorta di graditissimo regalo di Natale è stato per l’associazione Comel quello di un ex collaboratore del museo di scienze naturali di Trieste, che ha donato alla struttura goriziana ben 800 volumi: serviranno nuovi scaffali, che probabilmente arriveranno fino al soffitto di via Brigata Avellino, ed un lungo lavoro di catalogazione, ma poi la biblioteca del museo sarà ancor più ricca.

Già oggi è un punto di riferimento per moltissimi studenti universitari e pure per docenti e ricercatori, che frequentano con costanza la struttura portando il loro contributo concreto all’attività del museo. Oltre ad ospitare diverse conferenze (anche grazie alla comoda sala da 50 posti a sedere) il “Comel” è sede di un corso di geologia sulle rocce e sulla terra che nei mesi scorsi ha già visto cinque appuntamenti aperti a tutti, e che proseguirà per tutto il 2019. –


 

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