Follia e parco Basaglia entrano all’università

«Se volete vedere una realtà dove si elabora un sapere pratico andate a Gorizia», disse Jean-Paul Sartre, uno dei maggiori filosofi e scrittori del ’900, riferendosi all’esperienza basagliana che stava vivendo la nostra città nel 1967. La frase è stata ripresa ieri durante il seminario “Rehuman, riparare l’umano”, iniziativa d’apertura di un ciclo di workshop integrati di progettazione ospitati nella sede del corso di laurea in Architettura fino al 7 giugno. Si tratta di un percorso intensivo, con la presenza di alcuni visiting professor, a cui si dedicheranno gli studenti dei primi 4 anni di corso, divisi in gruppi di circa 35 persone. I docenti sono Luca Merlini, Raul Pantaleo, Benedetta Rodeghiero e Marco Terranova.
«Ogni anno - ha spiegato la coordinatrice del corso in Architettura Alessandra Marin - viene scelto un tema da affrontare in poco tempo, come si farebbe in un’esperienza di progettazione vera e propria». Stavolta si tratterà di concentrarsi sul parco Basaglia ma più in generale su tutta la fascia confinaria. Ciò che si cerca è una nuova visione urbana transfrontaliera di tipo architettonico e ambientale basata sull’antica e radicata esperienza del territorio con il confronto tra popoli.
«Il confine e la follia per anni a Gorizia hanno insistito nello stesso luogo», ha osservato Giuseppina Scavuzzo nell’intervento “Lezioni da un manicomio di frontiera: riparare l’umano per riparare l’urbano”. La docente ha anche fatto notare che la parola “alienato” etimologicamente deriva dalla parola “altro”. Si torna quindi al contatto con il diverso da sé, tema su cui il corso di laurea lavora da alcuni anni occupandosi del progetto di rigenerazione urbana del parco Basaglia. Il contributo universitario si basa su corsi di progettazione architettonica e di restauro, cercando un’interazione con associazioni e cooperative che lavorano nel parco, enti proprietari (Aas e Regione) e altre istituzioni di ricerca.
Come spiegato dal docente Sergio Pratali Maffei, «gli studenti in questi giorni potranno scegliere tra tre diversi workshop paralleli, un fatto per niente scontato». I temi riguardano la Memoria del parco (con i progetti di allestimento dei padiglioni, le installazioni e un nuovo ingresso), i Confini (tema legato all’area frontaliera); il Riuso (sulle nuove iniziative mirate a rendere il parco più fruibile e accessibile). Il seminario, organizzato da Pratali Maffei, Scavuzzo e Gianfranco Guaragna, ha visto la presenza anche di Franco Perazza, già direttore del Dipartimento di salute mentale di Gorizia, Luca Merlini dell’École Nationale Supérieure d’Architecture Paris-Malaquais Valigie, Raul Pantaleo della TamAssociati, Benedetta Rodeghiero e Marco Terranova, di Lemur Urban Emergencies e Raoul Kirchmayr dell’Università di Trieste. –
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