Generali, la Procura di Trieste a caccia delle carte scomparse

TRIESTE. A caccia dei documenti sugli investimenti alternativi, quelli che hanno causato perdite per oltre 230 milioni di euro alle Assicurazioni generali.
Ma è una ricerca vana. La data è quella dello scorso 18 febbraio. Quel giorno alcuni investigatori della Guardia di finanza di Trieste, su ordine dei pm Federico Frezza e Matteo Tripani, si sono presentati negli uffici della sede milanese della banca britannica Hsbc con l’intenzione di esaminare (e fotocopiare) alcuni documenti dell’inchiesta nella quale sono indagati l’ex ceo Giovanni Perissinotto e l’ex dg Raffaele Agrusti.
Ma, pare, che i finanzieri triestini non siano stati fortunati. Infatti una parte di questi documenti non sarebbero stati trovati. L’accesso degli investigatori negli uffici milanesi della banca britannica è stato “scoperto” dal Financial Times che ne ha dato notizia il giorno seguente: è stata la conferma dell’accelerazione delle indagini sul giallo del Leone da parte dei sostituti procuratori Frezza e Tripani.
Infatti, nel caso specifico, sotto la lente dei magistrati triestini, è finito il presunto coinvolgimento di Generali, tramite un veicolo off-shore, nell’operazione con cui la banca britannica Hsbc aveva sottoscritto nel 2007, quando appunto era sotto la governance di Perissinotto. Si tratta di strumenti partecipativi emessi da Palladio Finanziaria, equivalenti a circa il 49 per cento del capitale di Pfh1, la holding che controlla il gruppo Palladio, socio di Generali tramite Ferak attraverso la controllata Effeti.
Gli accertamenti, o meglio le ricerche della documentazione, al momento, a quanto pare in gran parte vane, riguardano le sette operazioni indicate dalla Consob e dall’Ivass che hanno innescato l’inchiesta penale. Hanno riguardato anche altre due istituzioni finanziarie a Milano e anche a Vicenza. Quella riferita all’Hsbc è stata infatti solo una delle tante tentate e poi sfortunate acquisizioni di documenti. Iniziativa che è scattata dopo l’interrogatorio nello scorso dicembre, come persona informata sui fatti, dell’attuale ceo di Generali, Mario Greco da parte del pm Federico Frezza. Il magistrato, nell’occasione, aveva chiesto al manager di poter disporre di tutti i documenti relativi alle operazioni indicate da Consob e Ivass. Ma Greco aveva sostenuto che la ricerca già effettuata in tutti gli archivi di Generali (anche all’estero) non aveva dato esito. Da qui l’approfondimento investigativo della Finanza disposto dai due pm. Per ora si sa che le operazioni misteriose sono collegabili alla Finint di Enrico Marchi e Andrea De Vido, alla Palladio Finanziaria di Roberto Meneguzzo e al gruppo Valbruna della famiglia Amenduni, soci veneti in Generali.
Intanto in una nota l’avvocato Giovanni Borgna, difensore dell’ex ceo «rileva che i fatti in discussione sembrano essere gli stessi che sono stati più volte riferiti dai giornali nei mesi scorsi: operazioni finanziarie che sarebbero state non sufficientemente leggibili agli organi di controllo e che, invece, si ritengono giustificate e riportate regolarmente nel bilancio societario, operazioni delle quali si è pronti a discutere, per quanto di competenza, in tutte le opportune sedi, fornendo ogni precisazione utile».
Continua: «Sul punto non si può che aggiungere che si è convinti che le vicende verranno del tutto chiarite ed il dottor Perissinotto, ovviamente, garantirà tutta la possibile collaborazione, per dissipare qualsiasi eventuale dubbio, posto che nessuno, con riguardo alle questioni in discussione, ha mai inteso porre alcun ostacolo al controllo delle autorità di vigilanza».
Aggiunge: «A questo proposito, non si può che restare stupiti del fatto che, nel tempo, le notizie diffuse sull’argomento a danno del dottor Perissinotto e della sua reputazione, sempre sulle stesse questioni, sono state di volta in volta attribuite alla regia di Autorità pubbliche, che avrebbero richiesto controlli, denunce, azioni di responsabilità nei confronti dei precedenti vertici amministrativi della Compagnia. Si deve sottolineare che la Consob ha formalmente comunicato di non aver esercitato alcuna pressione a riguardo, smentendo le precedenti notizie di stampa, mentre i documenti esaminati parlano chiaramente di iniziative private, sulle ragioni reali delle quali si stanno svolgendo opportune verifiche».
E conclude: «Il dottor Perissinotto è convinto di aver svolto correttamente, nell'esclusivo interesse della Compagnia triestina, il suo mandato di gestione, con etica, indipendenza e professionalità. È del tutto sereno, quindi, nel rispetto dell'operato delle Autorità pubbliche, relativamente alle risposte da fornire, se richieste, nonché alle iniziative da intraprendere».
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