Generali svela il piano strategico: tre anni focalizzati sulla crescita

TRIESTE Un piano di crescita ambizioso per i prossimi tre anni con lo sguardo lungo sull'Europa. È un tassello fondamentale per il futuro del Leone il piano strategico che il Ceo francese Philippe Donnet presenterà oggi a Milano nel palazzo delle Scintille, nel quartiere Citylife dove sorge la nuova torre del gruppo triestino disegnata da Zaha Hadid. Un piano che, presenti un centinaio fra analisti e investitori, dovrà disegnare uno scenario di sviluppo accontentando allo stesso tempo i soci, da sempre abituati a buoni dividendi.
Le Generali sono state protagoniste di un forte rafforzamento patrimoniale negli ultimi anni anche a colpi di cessioni di partecipazioni non strategiche e ci si aspetta novità che portino a un rafforzamento della redditività. Tutto ciò dovrebbe realizzarsi con nuovi obiettivi e strategie per aumentare gli utili in Europa (rappresenta l’80% dei 68,5 miliardi di premi del gruppo) dove è stata portata a termine una ristrutturazione di successo in Germania. Il Leone punta a aumentare di peso nel Vecchio Continente ma anche in Asia e in America Latina. Donnet ha centrato tutti gli obiettivi finanziari del precedente piano compresa la promessa di dividendi cumulati che si avviano a superare i 5 miliardi con la cedola 2019. Da quando il Ceo ha presentato il suo piano strategico, il 23 novembre 2016, le azioni Generali sono salite del 20%, sovraperformando sia l'indice Ftse Mib (+15,5%) che il Dj Stoxx del settore assicurativo (+7%), con dividend yield superiore al 5% negli ultimi due anni. Ma anche da quando in Borsa si è scatenata la tempesta dello spread il titolo del Leone, come altri assicurativi, ha retto meglio delle banche alla sfiducia degli investitori verso gli asset italiani.
Di recente gli analisti di Mediobanca (primo socio di Generali con il 13%) hanno osservato che il piano avrà tre cardini: l’ottimizzazione della struttura finanziaria, la crescita operativa e dell’utile netto e l’accelerazione dello sviluppo digitale. Si lavora sul fronte della crescita nell’asset management e nel welfare dove c’è una forte richiesta di protezione sociale soprattutto in Europa causa la bassa natalità e una popolazione sempre più anziana.
Si preannuncia un piano di crescita dopo il turnaround finanziario e quello industriale: «Siamo arrivati alla fine di una fase di sei anni di ristrutturazione, tre anni di ristrutturazione finanziaria e tre anni di trasformazione industriale», ha detto il Ceo di recente. È vero che il gruppo triestino ha in cassa una liquidità stimata in 2 miliardi che potrebbe servire a un piano mirato di espansione internazionale. La compagnia assicurativa ha incassato 2,5 miliardi con le cessioni di partecipazioni strategiche negli ultimi anni. Secondo Mediobanca circa 1 miliardo potrebbe essere destinato proprio a eventuali operazioni di M&a, che potrebbe puntare su operazioni relative all’asset management e all’area salute e protezione, con focus geografico nell’Est Europa, in Cina, Indonesia, Vietnam e Brasile. Il mercato si attende un rafforzamento in Russia dove il Leone potrebbe avere interesse a conquistare la maggioranza assoluta nella compagnia Ingosstrakh. Ma non solo. Sotto i riflettori c’è il recente rafforzamento in alcuni Paesi dell’Est Europa come Slovenia e Polonia all’insegna del nuovo corso mitteleuropeo del gruppo.
A Trieste si scommette molto sulla svolta tecnologica dopo l’acquisizione di Sycomore in Francia e lanciando Aperture Investors negli Usa nella gestione del risparmio. Di rilievo poi il recente accordo fra le divisioni italiane di Generali e di Fiat Chrysler per offrire nuovi prodotti e servizi destinati alla mobilità connessa in automobile. Il gruppo punta inoltre a raggiungere entro il 2020 l’obiettivo di asset in gestione per 500 miliardi. La recente acquisizione di Nextam a Banca Generali è il segnale che il grande risiko delle boutique del risparmio è solo cominciato. —
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