«Giù le mani dai globi del ’38» Scoppia la guerra dei lampioni

Quei lampioni, fa sapere un noto geometra, si chiamano “goriziani”. Sono a palla e caratterizzano corso Italia dal 1938. Con il completamento del restyling della strada principale della città verranno sostituiti. E la polemica incalza. Anche a livello politico.
A prendere posizione il Pd (attraverso Marco Rossi, Adriana Fasiolo e David Peterin) che definisce la scelta, ancora risalente ai tempi dell’amministrazione Romoli, «l’ennesimo scempio ai danni del decoro nella nostra città». I nuovi punti-luce sono «assolutamente inestetici e completamente avulsi dall’architettura e dallo stile dei corsi». Il capogruppo del Pd Rossi ha già depositato durante l’ultima seduta del Consiglio comunale una mozione, sottoscritta con il resto dell’opposizione, sulla “Valorizzazione dei lampioni storici nella città di Gorizia”. L’obiettivo della minoranza è triplice: in primo luogo, nell’ambito dei lavori preparatori del nuovo Prg e del nuovo Regolamento edilizio, introdurre norme di tutela del valore storico e architettonico dell’illuminazione pubblica volte a preservarne le caratteristiche; in secondo luogo censire l’illuminazione pubblica che presenta le caratteristiche valevoli di tutela come prevede il Codice dei beni culturali per la trasmissione alla competente autorità per la verifica di interesse culturale. Infine, impegnare l’amministrazione a considerare, per il futuro, metodologie di intervento sull’illuminazione pubblica che consentano di rispettare moderni standard ambientali e in particolare la legge regionale 15 del 2007 sull’inquinamento luminoso, senza stravolgere la valenza storico-architettonica degli stessi impianti.
«Se si avesse davvero a cuore il prestigio della città, si troverebbe il modo di fermare i lavori e rivedere l’intervento, conservando i lampioni attuali magari con la sostituzione del punto-luce, per metterlo a norma delle attuali leggi sull’inquinamento luminoso. Si è scelta irresponsabilmente una strada che danneggia l’immagine della città, il valore storico dei corsi, e questo proprio quando parliamo di Capitale europea della cultura: un paradosso», conclude Rossi.
La mozione dell’opposizione ricorda, infatti, che lo stesso Piano regolatore prevede la tutela particolare per i corsi cittadini: l’articolo 34 delle Norme di attuazione del vigente Prg stabilisce, infatti, che «per le aree e per gli elementi (viali alberati) costituenti il patrimonio della città, gli interventi devono essere finalizzati al mantenimento o alla riqualificazione dell’immagine storicamente consolidata e dello spazio pubblico».
E lo stesso Codice sottolinea come possano rivestire interesse culturale «le pubbliche piazze, vie, strade e altri spazi aperti urbani di interesse artistico o storico»: nel caso specifico dei lampioni del corso Italia, poi, sono anche decorsi i 70 anni che rappresentano la soglia di tutela di immobili che presentano interesse storico, soglia per considerare vincolato un bene pubblico.
La stessa legge regionale 15 del 2007 ammette poi la deroga agli obblighi di messa a norma «degli impianti di illuminazione inseriti in ambiti di elevato pregio storico, culturale e architettonico».
L’ingresso in città è caratterizzato dall’elegante e signorile lunga fila di lampioni che incorniciano sobriamente il viale alberato di corso Italia. «Si poteva, dunque, e si doveva intervenire da subito per trovare una soluzione diversa del principale viale della nostra città, tenendo conto di quegli aspetti di arredo storico culturali che la contraddistinguono e che vanno mantenuti, non smantellati». —
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