Gorizia, Casa del parto alle spalle del San Giovanni di Dio

Una bella idea senza... gambe. Questo pareva essere, sino ieri, la proposta di realizzare qui la Casa del parto transfrontaliera, progetto che avrebbe consentito di superare le problematiche relative al Punto nascita. Infatti, non venivano date informazioni sulla location (Dove? A Gorizia? A Sempeter Vrtojba? Altrove?), non si quantificavano i costi, tutto era immerso nella nebbia più fitta.
Ma, oggi, c’è uno sviluppo importante. L’Azienda sanitaria isontina ha, infatti, presentato al Comune di Gorizia una richiesta di modifica della destinazione urbanistica dell’area retrostante al San Giovanni di Dio: da terreno commerciale si trasformerà in area “zone omogenee, attrezzate per assistenza e sanità”. Sembrerebbe un risvolto tecnico, di natura eminentemente urbanistica, poco interessante. Invece, cela la volontà di realizzare la Casa del parto transfrontaliera. Conferme, seppure tiepide, arrivano anche da parte dell’Ass, attraverso il suo ufficio stampa. «È vero, si tratta di una richiesta formulata al Comune in previsione dei progetti di sanità transfrontaliera». Altro, l’Azienda sanitaria non dice. Ma quella variante viene commentata con grande soddisfazione dalla giunta municipale: significa che Gorizia non ha abbandonato tutte le speranze di continuare a vedere nascere i propri bambini in città. «Condivido la scelta dell’Ass isontina perché la Casa del parto, che dovrebbe nascere attraverso il Gect, deve connotarsi per l’assoluta sicurezza e deve essere realizzata, proprio per questo, nelle immediate adiacenze di una struttura ospedaliera - sottolinea il sindaco Ettore Romoli -. Per quanto ci riguarda, posso dire che il Comune agevolerà l’approvazione di questa variante nel minor tempo possibile». Entra maggiormente nel merito tecnico della questione l’assessore comunale all’Urbanistica, Guido Germano Pettarin. «Gli uffici stanno predisponendo proprio in questi giorni la delibera che sarà approvata, in una prima fase, dalla giunta e quindi dal consiglio. Essendo una variante non strutturale - sottolinea Pettarin - l’iter sarà semplificato e più breve. Contiamo di approvarla velocemente, comunque non prima del 2014». Pettarin evidenzia pure lui l’importanza di tale richiesta. «Significa che si dà concretezza al progetto». Progetto sul quale ha lavorato anche l’assessore comunale al Welfare, Silvana Romano. Spiega: «Va detto che la Casa del parto non vuole avere soltanto un respiro transfrontaliero ma regionale: vuole diventare un riferimento e il Comune farà di tutto per agevolare la sua costruzione». Resta solo un punto interrogativo: la struttura non verrà costruita dall’oggi al domani e che ne sarà dell’attuale Punto nascita del San Giovanni di Dio che è lontano anni-luce dalla quota di sicurezza dei 500 parti-anno?
Della Casa del parto si parlò la prima volta nell’agosto scorso. Fu l’allora direttore generale (oggi direttore sanitario) Marco Bertoli ad illustrare la sua idea. «In pratica - spiegò Bertoli - si andrebbe a riproporre un’esperienza che già funziona da tempo in Toscana e a Rovigo, tanto per citare un paio di esempi. Sarebbe una struttura nuova, da realizzare al fianco di uno dei due nosocomi: a Gorizia o a Sempeter Vrtojba». Ma tutto apparì, sin dall’inizio, avvolto dalla nebbia. Oggi, lo sviluppo (importante) della variante urbanistica che può dare il la al progetto transfrontaliero.
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