Gorizia, una terra di campioni. Anche di umiltà
Olimpiadi di Tokio 1964, nella gara d’inseguimento individuale, una delle specialità del ciclismo su pista, Jiri Daler conquista la medaglia d’oro, ma a poco più di un secondo di distacco si piazza dietro di lui il goriziano Giorgio Ursi che si aggiudica la medaglia d’argento, lui, che a Tokio ci è finito quasi per caso.
Questo è solo uno dei grandi obiettivi che lo sport goriziano ha raggiunto grazie ad atleti che sono nati e si sono formati nella nostra modesta città portandoci delle gioie immense nel sentire alla radio, quando ancora la tv non esisteva, che un nostro concittadino aveva trionfato in una competizione internazionale, sollevando così l’umore di una popolazione che aveva sofferto tanto…
Giorgio Ursi era un esempio di un grande campione che non gareggiò per la fama, infatti, dopo aver vinto una medaglia, si ritirò dalla carriera professionistica perché non accettò le dure leggi del ciclismo e svolse un mestiere umile come quello del meccanico. Questi sono i grandi campioni, che devono essere ricordati e meritano più gloria di quella che in realtà ne ricevono. Un altro orgoglio goriziano è Giuseppe Brumatti, grande cestista che raggiunse i vertici della pallacanestro goriziana, arrivando a giocare in serie A con squadre di città importanti come Milano o Torino; ritiratosi dalla carriera da professionista, ritornò in patria nel 2007 dove diventò direttore sportivo della “Nuova Pallacanestro Gorizia” fino alla recente scomparsa nel 2011.
Al fine di onorare e ricordare questi campioni il comune di Gorizia ha intitolato la nuova palestra di Campagnuzza “Palabrumatti”, mentre nel caso di Giorgio Urs, gli è stata recentemente dedicata la scalinata che collega Via Cadorna con Via Italico Brass, dei semplici gesti che però fanno capire quanto Gorizia onori i suoi campioni.
Tornando al presente, come non si fa a nominare gli sportivi che tuttora onorano la città, andando a giocare addirittura nella nazionale italiana, ad esempio Elisa Togut, pallavolista italiana che ha collezionato ben 305 presenze con la nazionale dall’inizio della sua carriera nel 1994 e che tuttora continua con la squadra “Volley Giaveno” in Piemonte.
Ma in questo fantastico panorama goriziano, ornato da grandi non solo sportivi, ma anche e soprattutto uomini, manca la stella più lucente, colui che alle olimpiadi del 2000 conquistò il bronzo gareggiando nella categoria supermassimi , portando al pugilato italiano una medaglia che mancava ormai da 12 anni. S stiamo parlando del grande Paolo Vidoz.
Pugile di grandi doti, Vidoz possiede un ricco palmares in cui, oltre al bronzo olimpico, figurano due terzi posti ai mondiali e un argento agli europei; la sua è una carriera segnata dalla frattura della mascella nel 2004 che lo portò a dover subire un delicato intervento chirurgico in cui gli verrà messa un placca di titanio per ridurre la frattura, e da quel momento che il pugile decise di farsi chiamare "Titanium Jaw" (mascella di titanio), ma nonostante l’incidente decide di tornare sul ring e nel 2005 conquistò il titolo europeo dei pesi massimi.
Dopo un infortunio al ginocchio e una microfrattura alla mano Vidoz mette in palio il titolo europeo contro il connazionale Matteo Modugno, che vinse poi l’incontro, e nel 2011 diede l’addio allo sport che lo aveva reso grande per tornare a fare l’agricoltore.
Mattia Falanga
Classe 3.a D
Liceo Scientifico Duca degli Abruzzi
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