Greensisam-Comune Guerra davanti al Tar

Resta nel congelatore della storia la parte più pregiata del Porto vecchio. Nei cinque magazzini storici più vicini a piazza Libertà negli ultimi cinquant’anni non è stato battuto un chiodo, ma in compenso i faldoni dei progetti mai realizzati e soprattutto della cause giudiziario amministrative celebrate o intentate potrebbero riempirli quasi per intero. Greensisam, la società di cui è unico socio Pierluigi Maneschi e che li ha in concessione per novant’anni, non intende e forse non ha nemmeno la liquidità per infrastrutturare l’area. A propria volta il Comune, come si legge a fianco, non ha i soldi e comunque sia non pensa di doverlo fare. La situazione, dopo la “fuga” dei soci svizzeri di Maneschi che però non si sono mai palesati pubblicamente, è di stallo totale. In compenso continua la battaglia giudiziaria. Greensisam annuncia ora di aver intentato una nuova causa amministrativa dinanzi al Tar nei confronti del Comune di Trieste. Obiettivo: invalidare la revoca, emessa il 21 luglio 2016, del permesso a costruire che era stato invece rilasciato dalla precedente amministrazione. Qualora il Tar desse ragione a Greensisam i lavori però non partirebbero comunque, ma secondo il ragionamento della società si renderebbe evidente che il Comune è obbligato a dar corso alle opere di infrastrutturazione (allacciamenti idrici, fognari, elettrici, telematici, collegamenti viari, ecc.)
«In base alla legge urbanistica - sostengono testualmente fonti Greensisam - le opere di urbanizzazione primaria o già esistono oppure le deve fare il Comune o comunque esso deve pretendere l’impegno degli interessati ad eseguirle. È evidente che la nuova situazione che si è venuta a creare per effetto della sopravvenuta legge (l’emendamento Russo, ndr) comporta che, visto il disimpegno dell’Autorità portuale e vista l’esistenza di un Permesso di costruire senza prescrizione di opere di urbanizzazione, poteva solo significare che le stesse sarebbero rimaste a carico del Comune e che questo avrebbe semmai dovuto sospendere l’efficacia del permesso ed andare ad approvare il progetto delle opere da eseguire. Sicuramente non avrebbe dovuto revocarlo “sic et sempliciter”. Appare evidente - conclude Greensisam - che il Comune da un lato ha voluto difendere l’operato difettoso del precedente amministratore e dall’altro ha inteso sottrarsi a un obbligo che per legge è, senza ombra di dubbio, a suo carico». Il Comune, come si vedrà, racconta però un’altra storia e chi ci capisce qualcosa è bravo.
Greensisam aveva già fatto causa sia al Comune che all’Autorità portuale per il mancato rilascio del permesso a costruire e aveva vinto in primo grado, ma perso in appello. Aveva chiesto anche un maxirisarcimento danni all’Autorità portuale: 11 milioni di euro. Il Tar il 21 novembre 2014 aveva stabilito che il danno c’era stato, ma la cifra doveva fermarsi a un milione e 700mila euro. Neanche un euro è dovuto aveva invece sentenziato il Consiglio di Stato il 20 gennaio 2016 e l’Authority al cui vertice nel frattempo Zeno D’Agostino era subentrato a Marina Monassi aveva tirato un sospiro di sollievo. Il Comune era invece già stato scagionato in primo grado. «Va ascritto a scelta della società odierna appellata (Greensisam, ndr) - avevano scritto i giudici di secondo grado nella sentenza - l’aver seguitato a insistere con l’Autorità portuale affinché ponesse in essere attività ulteriori non previste dalla convenzione, intese all’acquisizione del titolo ad aedificandum e dei connessi pareri di compatibilità, piuttosto che attivarsi presso le autorità all’uopo preposte (Comune di Trieste, Regione Friuli Venezia Giulia e Soprintendenza per i Beni culturali e paesaggistici) perché esercitassero le rispettive competenze».
Non bastasse tutto questo compreso il ricorso appena presentato, Greensisam rivela ora che ne è pendente un altro ancora avanzato il 15 aprile 2015 sul quale i giudici non si sono ancora pronunciati e che intende far accertare che il Permesso di Costruire del 31 luglio 2014 era «inefficace e non eseguibile perché rilasciato in difetto delle opere di urbanizzazione ed in violazione di quanto previsto dall’Art. 22 della L.R. 19/2009 e per le quali non risultava esserci ancora alcun progetto esecutivo approvato». «Aveva anch’esso lo scopo - precisa Greensisam - di sollecitare chi di dovere a fare quanto necessario per rendere efficace ed eseguibile il progetto, ma nessuno si è fatto carico del problema».
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