«Hanno tentato un atterraggio Purtroppo non ce l’hanno fatta»

LE ricostruzioniHanno tentato un atterraggio d’emergenza, forse per un guasto, o per l’esaurimento del carburante. O forse la velocità era troppo bassa al momento della manovra.Qualcosa di...

LE ricostruzioni



Hanno tentato un atterraggio d’emergenza, forse per un guasto, o per l’esaurimento del carburante. O forse la velocità era troppo bassa al momento della manovra.

Qualcosa di irreparabile comunque è successo e ha determinato una caduta rapida, senza la possibilità di rimediare. O almeno è questo che si evince dalla breve distanza tra i segni lasciati nel terreno agricolo e la carcassa dell’aereo. Ne sono convinti i soci dell’aviosuperficie Alicaorle, che ieri mattina si sono riuniti per un momento di raccoglimento e per riflettere sulla morte dei due amici. Il magistrato Andrea Del Missier, prima di incaricare un perito di fiducia per l’analisi dei rottami del velivolo, ha affidato all’anatomopatologo Antonello Cirnelli l’incarico di eseguire domani alle 19 all’Istituto di Medicina legale di Portogruaro l’autopsia sui due corpi.

Ieri, dunque, erano seduti attorno a un tavolo i soci dell’Alicaorle. Tra loro anche alcuni esponenti del Club Volo al Mare. Il silenzio inframezzava i loro discorsi, mentre sulle piste atterravano alcuni ultraleggeri. Quelle piste e quell’hangar, tuttavia, ospitano anche aerei sportivi prestati per addestramenti militari, come quello che si è schiantato al suolo sabato. «Siamo qui a piangere i nostri amici. Siamo affranti», ha riferito Mauro Di Biaggio: «La causa? Un evento tragico, come quello che ha stroncato la vita a Franco e Roberto, non arriva all’improvviso. Si verifica per tutta una serie di cause, che vanno analizzate compiutamente. Di sicuro, loro stavano tentando un atterraggio d’emergenza». Ieri è emerso che alla cloche c’era Vescovo, che doveva rinnovare il brevetto di volo e per questo stava volando con l’amico istruttore FMura, che fungeva da esaminatore. Un eventuale malore di Vescovo è da escludere perché l’aereo, un Siai Marchetti Sf-260, è un velivolo con doppi comandi e quindi sarebbe subentrato subito Mura.

Le condizioni di volo erano ideali: la giornata era bella, non c’era vento. Vescovo e Mura hanno provato ad atterrare su un’allungata distesa di campi, dove attorno c’era soltanto una casa colonica. La manovra però non è riuscita. L’autopsia valuterà nella completezza i motivi che hanno portato alla loro morte.

L’Agenzia nazionale per la sicurezza del volo (Ansv), intanto, come è noto ha aperto un’inchiesta sull’incidente, disponendo l’invio di un proprio investigatore. È arrivato ieri pomeriggio e si è messo al lavoro per analizzare i rottami. Nel corso del pomeriggio di sabato ha aperto un fascicolo anche la Procura di Pordenone con il magistrato di turno Andrea Del Missier. Questi ha affidato l’incarico di eseguire l’autopsia a Cirnelli. «Una decisione che apprezziamo», hanno riferito i soci dell’Alicaorle: «Crediamo sia giusto capire anche da un esame autoptico come siano andate le cose».

L’aereo caduto era un Siai Marchetti Sf-260, di proprietà del docente universitario. Vescovo lo conservava come un gioiello nell’hangar dell’aviosuperficie di Caorle. —



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