«Ho evitato il disastro per poco Davanti a me un’apocalisse»

«Bastava solo un secondo e finivo anch’io in quel disastro». Adriano Strobbe, triestino, di rientro dalla Croazia con la compagna, stava viaggiando a circa 60 chilometri all’ora quando si è trovato di fronte a una «scena apocalittica». «Pezzi di auto dappertutto, tantissimo fumo, olio ovunque».

Sono le scene che ricorda dalla scorsa notte, vissute lungo la strada fra Dragogna e Monte di Capodistria, in Slovenia, il luogo dell’incidente in cui sono rimaste coinvolte quattro auto e dove ha perso la vita il triestino 89enne Mariano Gherbassi, in viaggio con la famiglia.

«Per fortuna mantenevo una distanza di sicurezza di circa 100, 150 metri – afferma – altrimenti sarei finito addosso alle quattro auto. Sono stato il primo ad arrivare sul posto». Ha fermato l’auto e la prima cosa che ricorda di aver visto è «un suv, rovesciato a 90 gradi su un fianco, completamente distrutto nella parte anteriore». «Il guidatore – ricorda, probabilmente riferendosi al veicolo in cui viaggiava proprio Gherbassi – urlava, chiedendo che qualcuno gli togliesse la cintura. C’era sangue ovunque».

Strobbe ha preso una sega dalla sua auto, che aveva con sé perché stava tornando dalla Croazia, dove sta costruendo una casa: «Ho cercato di segare la cintura. Ci sono riuscito, ma non sono stato capace di aprire le porte. Allora ho tentato con il portellone dietro, ma forse si comandava solo da dentro per cui non sono riuscito ad aprire nemmeno quello. Sentivo delle urla, il guidatore continuava a gridare, dicendo che c’erano due donne dentro l’auto. Io le sentivo, ma non le vedevo, c’era fumo e buio, nemmeno con la pila del cellulare riuscivo a capire dove fossero».

Nel frattempo tante persone, spiega sempre Strobbe, sono accorse, cercando anche di parlare con i passeggeri dell’auto.

«La polizia slovena – dice ancora il testimone – è arrivata poco dopo. E poi due ambulanze con due mezzi dei vigili del fuoco, che hanno estratto le persone dell’auto, con le pinze idrauliche e con i pistoni. Accanto c’era il gruppo elettrogeno per la luce. Hanno dovuto fare a pezzi l’auto. Hanno messo poi tre persone sulle barelle, ma in quel momento mi hanno fatto allontanare. C’è stata comunque la massima assistenza».

Dopo aver cercato di fare il possibile, Strobbe riferisce di essere anche andato con la compagna da un uomo che si trovata in un’altra macchina, «il croato che aveva forse provocato l’incidente».

«Gli abbiamo chiesto se parlava in italiano, se voleva aiuto, ma ci ha risposto in modo scorbutico e si è appoggiato sul guard rail; era molto scontroso, forse sotto choc, ma non ha aiutato nessuno in alcun modo», chiude il suo drammatico racconto lo stesso Strobbe.—

Be.Mo.





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