I consigli dei maturandi 2018: «Non fatevi “pare” sul voto. Date il massimo e basta»

I suggerimenti per superare l’ostacolo dispensati da chi l’ha affrontato l’anno scorso: «Questo è un rito di passaggio, meglio viverlo a pieno senza cedere all’ansia»
Studenti nella prima prova scritta di italiano all'esame di maturità in una foto d'archivio del 20 giugno 2018. ANSA / GIORGIO BENVENUTI
Studenti nella prima prova scritta di italiano all'esame di maturità in una foto d'archivio del 20 giugno 2018. ANSA / GIORGIO BENVENUTI

TRIESTE Affrontarla con meno ansia possibile e senza tenere troppo conto del risultato. Viverla come un importante momento di passaggio insieme ai compagni di classe. Sapendo che, comunque, la parte difficile arriva dopo. Le rassicurazioni agli studenti che oggi sostengono la prima prova dell’esame di maturità arrivano direttamente da coloro che l’hanno affrontata l’anno scorso.

Irene Lo Faro oggi studia Storia e Filosofia all’Università di Trieste e ricorda di aver affrontato gli esami al liceo Petrarca con serenità e senza troppe ansie. «Perché dopotutto era quello per cui avevo studiato per 5 anni - spiega Irene -, e si deve tenere conto che non è il voto di tre prove a definire veramente un intero percorso scolastico». «Non vedevo l’ora di sostenere l’orale - continua - perché è il momento in cui puoi dimostrare veramente cosa sai fare e ti interessa personalmente, anche se adesso non è più così (dopo la riforma ministeriale che ha eliminato la “tesina”, ndr)». Il consiglio a chi affronta oggi la prima prova? «Viverla magari con ansia, paure e paranoie, ma viverla comunque a fondo, perché una volta finita diventa il ricordo di un momento di passaggio e non ce ne sono tanti altri a quest’età».

L’ansia può avere anche una funzione positiva, secondo afferma Giulio Leone, che l’esame di stato al liceo Dante l’ha vissuto come un inferno e studiando ogni giorno, prima di iscriversi alla facoltà di Lettere Antiche. «L’ansia serve per essere pronto a tutto - dice Leone – e alla maturità non si sa mai cosa possa uscire. Superare quell’esame è stata una liberazione e un rito passaggio verso l’età adulta - aggiunge -. Comunque sono soddisfatto anche se, appena ci ripenso, vivo ancora l’ansia di quei momenti. Poi però rimane il ricordo del tempo passato coi compagni, studiando assieme».

Collaborare con gli altri studenti della classe è proprio il consiglio che Martina Possenelli, studentessa di geologia e prima del Galilei, si sente di voler trasmettere agli attuali maturandi. «La maturità l’ho vissuta molto bene perché sono stata fortunata ad avere in classe un gruppo affiatato con cui studiare - racconta Martina – e così i giorni prima non sono stato un peso, supportandosi a vicenda e scherzandoci sopra». «Alla fine dell’estate - conclude Martina -, mi sono completamente dimenticata di aver fatto la maturità e ora mi sento come se fossi da sempre all’Università, anche se è passato pochissimo». «Poi all’università tutti gli esami sono più difficili della maturità, che però è più impegnativa dal punto di vista emotivo», afferma Tommaso Bratina, studente del primo anno di Giurisprudenza ed ex “oberdanino”. Per lui, la prova vissuta con maggiore emozione è stata quella di Italiano alla quale attribuiva una grande importanza: ha scelto il tema sulla Costituzione, che poi gli ha fatto capire che quale facoltà scegliere. Invece, il suo orale ha avuto un esito sotto le aspettative perché la tesina sulla critica al sistema scolastico evidentemente non è piaciuta troppo ai prof. «Tirate fuori quello che siete – consiglia Tommaso –, perché una volta finito il liceo si deve affrontare la vita e quindi lì bisogna portare quello che si è davvero, cercando di prescindere dal risultato». —


 

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