I giovani “votano” a favore

Più favorevoli che contrari. Il proliferare delle telecamere di sicurezza sul territorio sembra non spaventare più di tanto i giovani triestini, la maggior parte dei quali, almeno stando al nostro campione raccolto lungo le vie del centro, accoglie positivamente la decisione di aumentare il livello di controllo e di sicurezza in città. Anche se ovviamente non manca qualche voce fuori dal coro. «Non vedo perché ci debbano essere dei problemi - sottolinea Andrea Dall’Oglio, 19 anni, studente di Infermieristica -. Credo sia una scelta che va nella direzione giusta e cioè quella della maggior sicurezza. Trieste non può essere considerata una città a rischio, ma è giusto lavorare sul fronte della prevenzione. In fondo chi si comporta bene non ha nulla da temere». Pensieri condivisi da Giulia Zanella, studentessa dei Servizi Sociali. «Ritengo non sia affatto una decisione sbagliata - precisa -. È indubbio che, pur non raggiungendo il livello di altre città italiane, da queste parti le cose sono peggiorate negli ultimi anni. Trieste insomma non è più quella di una volta. Un mio amico è stato di recente coinvolto in una rissa, ma purtroppo a causa della mancanza di telecamere in quell’area, non ha potuto dimostrare come si sono svolti realmente i fatti. Comprendo il discorso della privacy, ma ormai di questi tempi, lascia il tempo che trova. Basta collegarsi a un computer per sapere tutto di tutti in tempo reale».
Favorevole alla decisione anche Lorenzo Roccaro, studente del Petrarca, che sorseggia un caffè insieme all’amica Giorgia. «Innanzitutto parliamo di luoghi pubblici e dunque non si pone il problema di andare a violare la sfera privata di ognuno. E poi in effetti negli ultimi tempi gli episodi spiacevoli in città sono aumentati. Un problema che però secondo me non riguarda tanto l’area del centro storico, quanto piuttosto le zone periferiche».
C’è anche chi va controcorrente. È il caso di Federico De Francesco, 21 anni, che frequenta la facoltà di Scienze Politiche. «Mi sembra esagerato - afferma -. Credo che le telecamere già installate siano più che sufficienti per un luogo delle dimensioni di Trieste. Comprendo che forse la città non è più sicura come una volta, ma in tutti i casi non può essere paragonata a metropoli come Roma o Milano. In questo modo si rischia di intaccare la privacy delle persone». Va nella stessa direzione il giudizio di Cesare Fantuz, 23 anni, agente di commercio. «È vero che la sicurezza non è mai troppa, ma mi sembra che Trieste tutto sommato possa considerarsi una città tranquilla. Negli ultimi tempi abbiamo assistito a qualche episodio particolare, ma credo che non lo si possa paragonare a quanto accade in altri luoghi. Dai racconti dei miei genitori, mi sono fatto l’idea che una volta la situazione in città era ben peggiore di quanto non lo sia adesso». Si schierano invece a favore dell’occhio vigile delle telecamere la triestina Carlotta Caratozzolo e l’amica udinese Giorgia Pontoni, entrambe studentesse di Psicologia. «È giusto così. Ultimamente in città sono accaduti dei fatti gravi, con una preoccupante escalation di violenza - affermano -. Non è una questione di città grande o piccola. La sicurezza in generale vale per tutti, anche in un minuscolo paese di provincia. Il problema è che siamo di fronte a una diffusa deriva sociale e culturale. E dunque bisogna agire di conseguenza». Non ha dubbi infine Cristina Timpanaro, giovane maestra d’asilo: «È una decisione che mi trova pienamente d’accordo. Anzi, si poteva farlo molto prima e invece si è perso fin troppo tempo. Aumentare i controlli significa accrescere il livello di sicurezza. E questo è fondamentale per consegnare una città più vivibile alle nuove generazioni».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Il Piccolo








