I listaioli irriducibili “ospiti” di Camber

In campagna elettorale ogni “ismo” vale. Fra comunismo e populismo, e all’ombra dell’indipendentismo, si rifà vivo l’autonomismo. Caso vuole che ieri, alla vigilia dell’addio a Gianfranco Gambassini,...
sterle trieste autonomisti dilorenzo
sterle trieste autonomisti dilorenzo

In campagna elettorale ogni “ismo” vale. Fra comunismo e populismo, e all’ombra dell’indipendentismo, si rifà vivo l’autonomismo. Caso vuole che ieri, alla vigilia dell’addio a Gianfranco Gambassini, sia andata in scena al San Marco la presentazione dell’autodichiarata ridiscesa in campo della Lista per Trieste che fu, riadattata ai tempi che corrono come Lista autonoma della Regione Venezia Giulia. Una minestra riscaldata? Semmai ribaltata. Il più recente cavallo da corsa su cui avevano puntato i contras listaioli di Pino Dilorenzo (che adesso che non c’è più il suo “rivale” Gambassini, a cui lui ieri ha reso omaggio, si professa l’ultimo dei vecchi meloni) era stato infatti Emiliano Edera, il che faceva di Dilorenzo e i suoi una costoletta del centrosinistra. Ebbene, ora lo saranno invece del centrodestra, se è vero che ieri proprio Dilorenzo ha annunciato che la Lista Venezia Giulia, di cui lui è segretario politico, tirerà la volata a Roberto Dipiazza.

I termini dell’accordo sono presto detti: già blindati i candidati della Lista Dipiazza dopo i noti “problemi” di nome Bandelli, Rosolen e Rovis (Paolo), gli irriducibili di quel che resta del Melone hanno trovato casa tra i 40 candidati al Consiglio comunale di Forza Italia. Il loro uomo si chiama Raoul Valdemarin, 47 anni, tecnico della qualità nel settore industriale. Quello di ieri doveva essere anche un incontro ravvicinato incidentale tra Dipiazza e Giulio Camber. Preannunciati entrambi fra i presenti alla vigilia, entrambi all’ultimo hanno declinato per impegni concomitanti. Al posto dell’ex sindaco ricandidato sindaco è arrivato il braccio destro Giorgio Rossi, mentre l’ex senatore è stato di certo l’assente più evocato e più rispettato, per usare un eufemismo. «Chiediamo - così Dilorenzo - una svolta all’economia di Trieste, ed è questo che ci è stato assicurato dal senatore Camber. Conoscendo le potenzialità operative del senatore abbiamo ritenuto di metterci in gioco proprio a fianco del simbolo del senatore Camber». Al secolo: il simbolo di Forza Italia. La dote che gli ex listaioli contras ritengono di poter portare è «un potenziale non indifferente», che in precedenza è valso «800 preferenze a Edera e 2.600 simpatizzanti». Sarà certo contento Dipiazza, ogni voto è importante. Un po’ meno, prefigurando un temibile concorrente intestino, potrebbero esserlo alcuni forzisti in lista. «Rappresentiamo - ancora Dilorenzo - la continuità della Lista per Trieste voluta da Manlio Cecovini, grande figlio d’arte della nostra Trieste. Noi siamo stati sempre equidistanti dalla politica, guardiamo allo spessore dell’uomo e non al colore della sua camicia». Perché, stavolta, Dipiazza o meglio Camber? «Non possiamo prendere in considerazione un sindaco come Roberto Cosolini che ha smentito la sua firma in una lettera in cui assicurava che una piazza della città potesse essere intitolata a Cecovini». E gli altri? «Per il bene di Trieste non la si può guidare a 30, 35 anni, ci vuole più esperienza sennò è chiaro che si cerca solo un posto al sole». Musica per le orecchie dei due candidati più “giovani”: il rifondarolo Itzok Furlanic in effetti ne ha già 38, e il grillino Paolo Menis “ben” 44.(pi.ra.)

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