I sindacati della scuola «No al tetto negli asili» L’ipotesi dell’esposto

La Cgil non esclude il bis in Procura dopo il caso Monfalcone Per la Cisl «scelta antieuropea». Uil: «Propaganda inutile»



I sindacati della scuola tuonano contro la proposta della giunta Dipiazza di prevedere un tetto del 30% per gli alunni stranieri negli asili. La Flc Cgil, con Adriano Zonta, non esclude l’esposto alla Procura nel caso di via libera del Consiglio comunale alle indicazioni dell’esecutivo. L’iniziativa della Cgil, già intervenuta con durezza nei giorni scorsi con il segretario confederale Villiam Pezzetta, sarebbe una replica di quanto fatto nel luglio scorso quando, a Monfalcone, il tetto lo piazzò la giunta Cisint. L’esposto fu indirizzato alla Procura di Gorizia e inviato per conoscenza anche al Garante dei minori e al ministero.

«Continua a tirare un vento non in linea con la Costituzione – dichiara Zonta –. Al momento, in Comune, siamo alla proposta. Ma, se si intenderà procedere, ci muoveremo ancora una volta a tutela delle norme delle Carta, che hanno peso ovviamente ben maggiore di una circolare, quella del 2010, dietro alla quale alcune amministrazioni locali si stanno nascondendo». Una circolare, prosegue il segretario regionale della Flc Cgil, che «chiarisce l’opportunità di non prevedere classi ghetto e non ha altra interpretazione possibile. Certo non quella di affrontare un problema sicuramente reale attraverso l’esclusione degli stranieri nelle scuole dell’infanzia».

Pure Ugo Previti, segretario Fvg della Uil Scuola, è convinto che la strada per evitare le classi ghetto sia un’altra. «La scuola sa come fare integrazione, non servono leggi e propaganda», sintetizza prima di entrare nella sostanza: «Le classi sono costituite partendo dall’autonomia degli istituti che le compongono e che ben conoscono come favorire il processo di integrazione. Le quote – aggiunge Previti – non sono di per sé negative, ma devono essere propositive, non prescrittive».

Arriva anche la posizione della Cisl Scuola, attraverso un comunicato pubblicato nel sito del sindacato. A firma del segretario Donato Lamorte, si rileva innanzitutto che la scuola «è, da Costituzione, una delle prime istituzioni preposte a farsi carico dell’arrivo degli immigrati. Per questo, ha dovuto e deve prevedere un notevole cambiamento, perché, in un contesto in cui si assiste alla denatalità degli italofoni, vede crescere gli alunni stranieri in maniera progressiva non più soltanto all’interno delle scuole dell’infanzia e delle primarie, ma anche nelle secondarie di primo e secondo grado». Lamorte sostiene quindi che in Fvg «sta prendendo piede, sventolando la bandiera della buona integrazione, vedi Monfalcone, la riduzione forzosa». Ma «non si capisce con quali norme lo si possa fare, visto che gli enti locali non hanno il potere di decidere nella scuola statale le percentuali di accoglienza nelle aule di alunni extracomunitari». Diversa invece la vicenda triestina, precisa ancora il segretario della Cisl, «perché il potere in questo caso è di competenza del sindaco». Sindaco invitato però a rivedere la delibera. «In una città stagliata nel mitteleuropeismo, prese di posizione così antieuropee, perché integrare non significa tagliare, danno la sensazione di un ritorno all’antico che va respinto – scrive Lamorte –. La questione interessa tra l’altro anche il lavoro nelle scuole comunali. Se passa la proposta della giunta, si potrebbero formare meno sezioni, con un risparmio per le casse pubbliche, ma qualche disoccupato in più». —



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