I sindacati: «Snobbati dal nuovo ente gestore» Frecciate a Serracchiani

Gradisca. E intanto l’apertura – per quanto in sordina – del Cpr di Gradisca riporta all’attualità anche la tematica riguardante il futuro dei lavoratori del vicino Cara, per i quali l’avvio del centro di detenzione potenzialmente avrebbe potuto rappresentare un’opportunità. E invece lo scenario sembra essere ben diverso. «Nonostante le rassicurazioni, è totalmente mancato il confronto del nuovo ente gestore con i sindacati», denunciano Michele Lampe, segretario regionale della Uilfpl, Elisa Miani, segretario provinciale Fisascat, e Giuseppe Mazzotta, segretario provinciale di Filcams Cgil.

Gli operatori attualmente in forza al Centro richiedenti asilo per conto della cooperativa goriziana Minerva (in carica al Cara con proroga sino a marzo) sono assunti con un contratto part-time al 45%, salvo necessità contingenti. Avendo già lavorato presso l’allora Cie, secondo i sindacati avrebbero avuto tutte le competenze per avviare il nuovo centro di detenzione amministrativa nel migliore dei modi. «E migliorare la propria condizione economica e professionale – osservano i sindacalisti –. Eppure la Edeco di Padova, gestrice del nuovo Cpr, non ha inteso incontrarci su questo tema».

Ci sono stati dei colloqui individuali, ma solo una parte irrisoria degli operatori del Cara avrebbe raggiunto l’accordo con Edeco per “passare” al Cpr. «Il tipo di contratto pare essere praticamente il medesimo – affermano i sindacati – e dunque non solo il gioco non vale la candela, ma i due tipi di part-time non sono neppure compatibili. Spiace perché un confronto con Edeco, auspicato anche dal prefetto di Gorizia e dal sindaco di Gradisca, avrebbe fatto bene a tutti. Speriamo possa esserci in futuro: di fatto ad oggi non sappiamo chi lavora all’interno del Cpr e con quali condizioni». Una frecciata anche a Debora Serracchiani, che aveva affermato di voler dare battaglia per la chiusura del Cara a fronte dell’apertura del “carcere”: «Parole poco responsabili: le ricadute occupazionali per i 40 operatori del Cara, già provati da molti sacrifici, a quel punto sarebbero devastanti». –

L.M.

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