Il bel tempo assiste la “messa sub” dedicata ai caduti del mare
Dedicato a chi ha sacrificato la vita alla causa del mare. Il ricordo di marinai, subacquei, militari, sportivi e civili del pianeta blu ha dominato lo svolgimento della “messa sub”, la manifestazione del Sub Sea Trieste, un progetto unico in campo europeo, andata in scena ieri mattina davanti a Scala Reale. È stata l’edizione numero 43, probabilmente una delle più intense della sua lunga storia.
Il copione permane quello consolidato – la celebrazione della Santa Messa e la lettura dell’omelia affidata a don Francesco Pesce in versione sub – ma mutano alcuni riferimenti di riflessione. L’appello di quest’anno si rivolge infatti non solo all’elemento mare in termini generali, ma tributa un pensiero alla memoria dei caduti, tra lavoro, conflitti, servizio civile e sport. La celebrazione si avvale di un clima ideale, anzi insolito, per una mattinata di Santo Stefano. La temperatura del mare è attorno ai sette, otto gradi ma il clima sembra una fotografia dei primi respiri di primavera. Anche in tale ottica l’affluenza è significativa, con pubblico assiepato sulle Rive e una settantina tra subacquei e apneisti in mare, senza contare le altre forze dispiegate, dai cani di salvataggio ai rimorchiatori, fino ai volontari a terra accanto ai cantori del gruppo Cantarè. La “messa sub” accoglie il sindaco, il vescovo, il direttore della Caritas don Sandro Amodeo, ma soprattutto lui, don Pesce, chiamato a due vestizioni, per l’abito talare e per la muta da sub. Due “abiti” e una sola anima interpretativa. Munito di Vangelo a cinque metri di profondità.—Fr.Ca.
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