Il Cisi: «Riccardi rassicura? Ma i costi aumenteranno»

La nota congiunta dei vertici di cda e assemblea 
Bumbaca Gorizia Gradisca, villa Olga
Bumbaca Gorizia Gradisca, villa Olga



«Nessun allarmismo, né utile né inutile, sul Cisi. Ma legittime preoccupazioni che nascono dal senso di responsabilità». Ad affermarlo sono le due presidenti del Consorzio isontino servizi integrati che ha sede a Villa Olga a Gradisca, quella dell’assemblea – il sindaco di Gradisca Linda Tomasinsig – e quella del Consiglio di amministrazione, Susanna Ferrari, dopo il botta e risposta a distanza fra il direttore del Cisi Saverio Merzliak e l’assessore regionale alla Disabilità Riccardo Riccardi in merito agli scenari futuri per il consorzio, legati in particolare al rischio – smentito da Riccardi che aveva parlato per l’appunto di «inutili allarmismi» – di un’eventuale riduzione del budget in seguito all’approvazione della Finanziaria regionale, e alla probabile uscita della Regione (opzione questa invece confermata dall’assessore) dalla compagine sociale.

«Su entrambe le questioni la Regione non ha ritenuto di sentire l’assemblea dei 25 Comuni. In sede di approvazione del bilancio era stata prodotta una simulazione che portava un risultato negativo per il Consorzio. Ma se anche il finanziamento regionale fosse pari a quello del 2019, ciò significherebbe che la nuova utenza prevista per il 2020 e segnalata da scuole e servizi sociosanitari non troverebbe copertura di spesa, poiché il criterio del finanziamento proporzionale alla popolazione residente non prevede alcuna rideterminazione in base all’utenza servita. Forse – affermano le presidenti in una nota congiunta – non si tiene conto del fatto che i servizi socioeducativi e quelli residenziali prevedono (e necessitano) di precisi rapporti numerici tra utenti e personale educativo e assistenziale, per i quali all’aumentare dell’utenza corrisponde un aumento di personale. Da qui la previsione di aumento dei costi, a cui è correlata la qualità dei servizi».

Secondo Tomasinsig e Ferrari «i casi sono due: o i maggiori costi dovranno interamente ricadere sui Comuni e sulla compartecipazione dell’utenza, oppure anche nella disabilità isontina si dovranno introdurre le liste di attesa. Il criterio di finanziamento in base alla popolazione residente è carente». Riguardo all’uscita della Regione dal Consorzio «non c’è dubbio che la Regione debba uscire per mantenere le necessarie condizioni di terzietà, ma è altresì evidente che togliere all’assemblea una partecipazione che quota il 30% provoca ripercussioni statutarie rilevanti: era il caso di sentire gli altri 25 soci», rimarcano le rappresentanti del Cisi.

«L’andamento della domanda di servizi per la disabilità è crescente - si legge nella conclusione della nota di Tomasinsig e Ferrari -, ma la riforma sanitaria non cita il Consorzio tra i soggetti erogatori di prestazioni socioeducative e sociosanitarie a livello distrettuale. Ci chiediamo quali siano le prospettive per il Cisi, e se l’averlo fatto per ora “salvo” non sia soltanto una proroga verso soluzioni diverse». –



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