Il Comune ribadisce: coesistenza impossibile tra il nuovo Cpr e il Cara
GRADISCA
La giunta Tomasinsig annuncia ferma contrarietà al nascituro Cpr, il Centro permanente per i rimpatri i cui lavori sono al via dopo il maxi-alleggerimento delle presenze del Cara.
Meno richiedenti asilo a Gradisca, dunque (e l’obbiettivo è la chiusura del vicino centro di accoglienza), ma un ritorno alla detenzione amministrativa dei migranti clandestini o irregolari: questa la posizione del governo nazionale e regionale su Gradisca. E il governo della città precisa: «L’amministrazione comunale si è sempre espressa contrariamente all’apertura di un Cpr. Rappresentando sempre, in questa posizione politica, anche la posizione dei cittadini che hanno vissuto in passato la terribile esperienza dei Cie. Chiediamo innanzitutto venga garantita la non coesistenza dei due centri sul nostro territorio, e auspichiamo si possa scrivere la parola fine alla realtà di un grande centro come quello del Cara.
«Tento nuovamente di fare corretta informazione ricordando che, ad oggi e per normativa vigente, nessuna delle persone accolte al Cara rientra nella definizione di immigrato irregolare - ricorda Tomasinsig -. Non è chiaro come questo governo intenda dare risposta a diritti sanciti in materia di accoglienza e asilo, ma in tale direzione ricordiamo che Gradisca ha già dato».
Continua il sindaco: «Rimanendo al Cpr, vogliamo porre grande attenzione affinché vengano garantite le condizioni di accoglienza e sicurezza dentro e fuori. Con attenzione alle forze dell’ordine che saranno impegnate massicciamente e assicurando accesso a garanti e soggetti terzi alla struttura».
«Come è emerso al recente tavolo territoriale – aggiunge dal canto suo l’assessore all’Immigrazione Francesca Colombi – manca un parere preventivo da parte dell’azienda sanitaria sul progetto per la riconversione in struttura detentiva. Sarà fondamentale una verifica da parte della stessa di rispondenza della struttura alle normative igienico e sanitarie». –
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