Il demiurgo a corto di miracoli
Il rischio di un fallimento della trattativa su Alitalia è un problema serio per il governo di centrodestra e in particolare uno scacco personale per il premier. Prima delle elezioni la critica alla soluzione prospettata dal governo Prodi era stata il tormentone della campagna elettorale di Berlusconi. Aveva fatto capire che, sgomberato il campo da quello che considerava una svendita allo straniero, non sarebbe stata difficile mettere insieme una cordata.
Una cordata di imprenditori italiani in grado di rilevare Alitalia. Le sue non potevano che essere affermazioni "naturalmente" affidabili. Se Berlusconi fosse stato solo un politico, le sue previsioni potevano essere prese con lo scetticismo con cui di solito vengono prese le parole dei politici. Ma Berlusconi non è solo un politico, è l'imprenditore più ricco e influente d'Italia. Così anche per i più scettici era lecito pensare che alla fine una soluzione positiva si sarebbe trovata. Chi meglio di lui poteva conoscere chi era in grado di rilevare Alitalia? Chi meglio di lui poteva trovare gli argomenti e i mezzi per convincere qualche imprenditore a mettere i soldi?
Anche perché esclusa la via della trasparenza, si poteva ricorrere, come si è di fatto ricorsi, a una di quelle soluzioni che gli imprenditori italiani sono inclini spesso a favorire. Fare pagare i costi del salvataggio di un impresa allo stato, cioè al contribuente, e vendere a privati connazionali la polpa. Soluzioni di questo tipo per altro hanno spesso incontrato i favori anche dei sindacati. In questo caso alcuni dei quali sono stati disposti ad accettare un numero più alto di licenziamenti pur di impedire una soluzione (aprire ad un'impresa non italiana) che poteva azzerare le loro risorse di pressione politica.
A giudicare però da quanto accade in questi giorni il demiurgo Berlusconi sembra non essere riuscito a compiere il miracolo. Il che per inciso testimonia che l'ammontare delle sue risorse private e pubbliche non assicura a Berlusconi la libertà di agire come il principe delle signorie rinascimentali che vorrebbe essere. È possibile che lo scacco si traduca in una crisi di popolarità del governo? Non lo sappiamo. Le prossime indagini sulla popolarità del governo ce lo diranno. Ma, ad essere sinceri, non mi aspetto una crisi verticale di popolarità né tanto meno effetti sugli orientamenti di voto.
Per due ragioni di fondo che rimandano ai meccanismi con cui i quali gli elettori valutano quello che accade. La prima è che il contesto in cui sono maturate le difficoltà dell'operazione di salvataggio dell'Alitalia è confuso come del resto era confuso quello in cui è maturato il fallimento della proposta Air France. Oggi stiamo assistendo a un fallimento del governo di centrodestra nel suo ruolo di regista. Ma a confondere la scena vi sono comportamenti anche di altri attori. I sindacati per iniziare. Ora si getta la colpa sulla Cgil, ma pare di capire che il nodo su cui si è bloccato il tutto sia quello dei piloti.
Da sempre organizzati in un sindacato vicino ad An. Nella trattativa con Air France pare invece sia stato decisiva l'opposizione anche della Cisl, al cui leader i media attribuivano una preferenza per soluzioni che includessero nel salvataggio anche Airone, altra compagna disastrata. In un contesto confuso di suo è facile per qualsiasi governo rendere ancor più torbide le acque, impedendo agli elettori di farsi un'idea precisa di chi siano le responsabilità. Ma sfuggire al giudizio degli elettori è ancor più facile per il governo di centrodestra.
Da sempre esso gode infatti di un grande capitale di fiducia popolare sulle sue competenze in materia economica. La sua popolarità potrà conoscere alti e bassi, come li conobbe in passato. Ma anche quando il livello di popolarità del centrodestra era basso, la maggioranza degli elettori, pure parte di quelli che non lo avevano votato, lo percepiva come più competente in economia delle formazioni di centrosinistra. Venir percepiti competenti sui temi economici è una risorsa importante perché pare che in molte democrazie tale percezione è tra le cose che contano al momento del voto.
Ecco perché è possibile che pure l'eventuale fallimento della soluzione Alitalia auspicata da Berlusconi potrebbe non tradursi in una crisi di popolarità. Soprattutto potrebbe non avere conseguenze rilevanti sugli orientamenti di voto di molti italiani. I quali forse pensano che se ha fallito anche "Lui", figurarsi che poteva fare l'opposizione. È banale osservare che tali opinioni per quanto rilevanti non è detto siano una fedele rappresentazione della realtà. Ma quanti di noi hanno opinioni intense su un tema pur essendo privi di informazioni precise su di esso?
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