Il fiuto dell’AsuiTs smaschera il “bluff” della vitamina D

Sono gli Sherlock Holmes delle prescrizioni inutili e anche nel caso della vitamina D, tanto usata e spesso inutilmente, ci avevano visto giusto. Come del resto era avvenuto qualche mese dopo con gli Omega3. A fronte di un boom di vendite di integratori di vitamina D, con un consumo aumentato del 36% a livello nazionale negli ultimi sei anni, a gennaio 2018 gli esperti dell’AsuiTs avevano lanciato un’alert a tutti i medici ospedalieri e di medicina generale per metterli in guardia da un utilizzo inappropriato dell’integratore da parte dei pazienti: le nuove evidenze scientifiche, aveva spiegato allora Stefano Palcic, dirigente referente per la Farmaceutica territoriale, indicavano che non vi erano prove concrete di benefici ai pazienti nel caso di utilizzo generalizzato di vitamina D. A distanza di quasi due anni è arrivata la conferma ufficiale da parte dell’Aifa.
L’Agenzia italiana del farmaco ha messo infatti uno stop alla prescrizione generalizzata di vitamina D, bloccando anche le ricette rosse per l’integratore agli adulti che non presentano determinate malattie o condizioni. Il tutto è contenuto nella nota 96 pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale (n. 252 del 26/10/2019), che contiene limitazioni alla rimborsabilità del farmaco per la prevenzione e trattamento della carenza di vitamina D nella popolazione adulta.
L'Aifa, si legge sul sito, ha rivalutato i dati di letteratura e le evidenze scientifiche emerse da importanti studi condotti negli ultimi anni sulla supplementazione farmacologica di vitamina D nell’adulto. Questa vitamina, che in realtà è un ormone che controlla il livello di calcio nel sangue, fondamentale per le ossa e sintetizzato dal nostro organismo con l’esposizione ai raggi solari, «apporta benefici agli anziani istituzionalizzati, alle donne in gravidanza o in allattamento, ai pazienti in cura con farmaci antiosteoporosi, con iperparatiroidismo secondario o con carenza accertata, soprattutto se sintomatici - ricorda Palcic -. Ma ciò non la rende un trattamento universale al di sopra di una certa età: la sua somministrazione al di fuori delle condizioni previste nella nota Aifa non è adeguatamente supportata da evidenze solide di letteratura e non apporta chiari benefici sulla funzione muscolare, non riduce il rischio di fratture, cardiovascolare o di cancro».
Non tutta la comunità scientifica concorda con la decisione dell’Aifa, ma non c’è dubbio che in questi anni si sia verificato un vero e proprio abuso di questo integratore, basato soprattutto sul passaparola popolare: la vitamina D veniva e viene ancora esaltata su riviste e siti web come la panacea di troppi mali, dai problemi cardiovascolari alle malattie infettive, ai tumori. Una tendenza sfruttata dalle case farmaceutiche, che negli ultimi anni si sono buttate sul nuovo business sfornando una grande quantità d’integratori basati su questo ormone. «Grazie all’alert diffuso l’anno scorso invece nel nostro territorio i consumi si sono già parzialmente ridotti in linea con le evidenze provenienti dagli studi che ponevano interrogativi su un uso generalizzato della vitamina D, perciò siamo riusciti ad anticipare le nuove regole che oggi l’Aifa mette per iscritto, permettendo di liberare risorse da utilizzare per medicinali innovativi e che comportano benefici effettivi per i cittadini”, spiega Palcic. Anche nel caso degli Omega3 l’AsuiTs aveva anticipato, di oltre un anno, le direttive dell’Aifa: con un alert lanciato ai medici a marzo 2018 aveva annunciato quanto poi ribadito dall’autorità regolatrice lo scorso giugno, con una nota che annunciava la cessazione della rimborsabilità degli Omega3 per la prevenzione secondaria post infarto. —
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